Vanity Fair intervista Peter Facinelli
Avendo intervistato la settimana scorsa i membri del Wolf Pack, VF.com ha deciso di dedicare ora la sua attenzione ai vampiri. In un freddo giorno a New York City, incontra Peter Facinelli in una pausa dai suoi impegni in corsia – medico di 400 anni nella saga di ‘Twilight’ e medico nello show Jackie Nurse – per discutere di quanto sia diverso ‘New Moon’ da ‘Twilight’, del suo essere padre fuori e dentro al set, e di che cosa pensi veramente dei suoi amici vampiri.
D. In quanto patriarca del clan Cullen, hai veramente assunto con il cast questo ruolo paterno?
R. In effetti sento che mi vivono come un padre, ma essendo diventati molto amici, diciamo che sono più come un fratello maggiore.
D. Quindi è cambiato il vostro modo di lavorare insieme dai tempi di ‘Twilight’?
R. Sì, Rob ha intorno a sé molte più guardie del corpo! (dice ridendo). A parte questo, non molto. Ci piace molto stare insieme, ma abbiamo lavorato così tanto per questo film che in realtà non abbiamo avuto molto tempo per farlo. Si lavorava tutto quel tempo e poi si andava a casa. A volte si cenava insieme, poi ci si rivedeva il giorno dopo e così via.
D. Qual è la cosa che è più cambiata nella tua vita da quando hai iniziato a lavorare in questo franchise?
R. Viaggio molto più di prima e incontro molte più persone. E questo è dovuto alle fan, non saprei come spiegarlo altrimenti… è un fenomeno innanzitutto culturale. Le persone oggi prendono anche un aereo per incontrarti. A volte partecipo a degli eventi di beneficenza e la gente viene in aereo per parlare con me. Questa cosa della dedizioni ai libri e al film della saga mi impressiona molto. Ho sempre avuto dei fan ma mai come questa volta.
D. Sembra, da Twitter, che tu dedichi loro molto tempo?
R. Mi piace essere in contatto con le fan perché io stesso lo sono. Sono così affettuose con me che mi piace restituire qualcosa. Così se fermarsi per fare una foto, o firmare un libro le rende felici, lo sono anch’io. Se ci sono dei fan vicino al set, faccio in modo di fermarmi a salutare prima di entrare nella roulotte. In fondo bastano 5 minuti per fare felice qualcuno.
D. Hai iniziato a lavorare verso i vent’anni- più o meno la stessa età degli attori di ‘Twilight’ oggi. Ti ha permesso questo di dar loro dei consigli, specialmente nei primi tempi?
R. Ho chiacchierato molto con alcuni di loro sulla carriera d’attore visto che lavoro già da 15 anni. Loro sono agli inizi, e per qualcuno è il primo vero lavoro… e così mi guardano e mi chiedono ‘come hai fatto a reggere questa cosa?’. Ma è ancora un mistero anche per me. Mi sento molto fortunato. Per me il problema è tener duro mentre per loro è un momento un po’ ansiogeno perché il film sta offrendo delle opportunità. Ed tocca a loro far diventare questo momento una carriera e non una semplice partecipazione a ‘Twilight’. Li guardo e capisco che è difficile avere questo peso sulle spalle. Sono giovani. Ma hanno talento, sono intelligenti e penso che tutto andrà bene.
D. Che cosa ha significato questo film per la tua carriera?
R. Ho fatto molto film e interpretato ruoli diversi, e questo è semplicemente un altro ruolo che mi piace. Guardo avanti e vedo che i miei fan sono aumentati e che anche i miei figli, che sono cresciuti lo sono diventati. Prima non potevano venirmi a vedere perché i temi erano per adulti.
D. Hanno visto ‘Twilight’ le tue figlie?
R. Tutte e tre! Hanno 12, 6 e 3 anni e mi piacciono molto. Quella di 12 anni ha letto i primi due libri e le è piaciuto il film. A quella di 6 forse anche di più; lo vuol vedere in continuazione! E quella di 3, visto che a quella di 6 piace, lo vuol guardare in continuazione anche lei. Le ho chiesto che cosa le piace e lei mi ha risposto ‘le parti che fanno paura’:
D. Hanno incontrato gli attori? Erano emozionate?
R. Le mie figlie sono molto tranquille. Non si interessano al mondo degli attori. Per loro sono ‘amici di papà’, il che è molto bello.
D. In che cosa è diverso ‘New Moon’ da ‘Twilight’?
R. ‘Twilight’ era un film indipendente. E’ stato girato stile documentario, come fa Catherine. E’ un film un po’ grezzo, ma è proprio questo che mi piace. ‘New Moon’ è più frizzante, è più da studio, ma è buono.
D. Come ti sei trovato a fare lo stesso personaggio con tre registi diversi?
R. E’ stato molto interessante. E’ entusiasmante confrontarsi con tre modi diversi di vedere le cose. E tu ti devi adattare a questa diversità. Ma sono state tre belle esperienze. E’ bello anche lavorare sempre con la stessa persona perché acquisti familiarità, ma sono abituato a lavorare con registi diversi. In ‘Nurse Jackie’ c’è un regista diverso ad ogni puntata. Mi piace perché ti costringono a pensare cose che non avevi mai pensato prima – ti spingono a guardarti dentro ogni volta in modo diverso. Penso che sia stato più difficile per i registi assumersi la responsabilità di continuare qualcosa di già iniziato, di dover essere fedeli ai libri, di trovare un cast scelto da altri.
D. A proposito di cast, ci sono state molte new entries…
R. Il nostro gruppo è un gruppo dove tutti sono benvenuti. E’ come una famiglia che si allarga, siamo lì ad aspettarli a braccia aperte. Escono con noi a cena ed è fatta.
D. A proposito invece di famiglia, descriveresti ciascuno dei Cullen con una parola, a cominciare da Kellan Lutz?
R. OK. Strambo!
D. Nikki Reed:
R. Complicata.
D. Jackson Rathbone:
R. Creativo.
D. Kristen Stewart:
R. Dolce.
D. Elizabeth Reaser:
R. Solitaria.
D. Ashley Greene:
R. Un folletto – una fata – leggera. Spumeggiante, questa è la parola giusta.
D. Robert Pattinson:
R. Mm, Rob. Rob è in gamba. Una parola sola non basta. Ne vengono in mente tante! Riflessivo, tormentato… ma è un buon ragazzo. Qual è la parola per dire che uno è solido?
D. Solido?
R. Sì, solido, è solido.
D. E infine, qual è la tua parola del giorno?
R. Freddo!
Che ne pensate delle parole scelte da Peter? Carino eh… un vero padre di famiglia.
Fonte: Vanity Fair







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