James Franco racconta come è diventato il giovane Allen Ginsberg
Se avete intenzione di andare a vedere ‘Howl’, il film in cui James Franco interpreta il giovane Allen Ginsberg, in questi giorni nelle nostre sale, e in attesa di ‘On the Road’, potrebbe interessarvi l’articolo scritto per ‘Vanity Fair’ in cui l’attore, spiega il modo in cui è entrato nel personaggio.
Alla ricerca del Beat
Catturare il giovane Allen Ginsberg, come ha dovuto fare l’autore del pezzo per interpretare il biopic ‘Howl’, significa orecchie in fuori, un accento del New Jersey, e una comprensione a tutto campo di ciò che ha alimentato il capolavoro del poeta del Beat – e un processo per oscenità nel 1957 come punto di riferimento.
di James Franco
Allen Ginsberg era un artista combattuto quando Lawrence Ferlinghetti pubblicà il suo ‘Howl e altri poemi’ (Urlo) nel 1956. Ginsberg aveva 30 anni. Alla pubblicazione fece rapidamente seguito un processo per oscenità, che servì solo a far conoscere ad un vasto pubblico Ginsberg e il suo lavoro. La notorietà non ha mai fatto di lui un uomo ricco, ma lo ha reso una figura pubblica. Ha letto le sue poesie in giro per il mondo insieme ai suoi amici Beat. E’ diventato un attivista politico. A differenza del suo amico Jack Kerouac, che reagì malamente alla fama e che morì a 40 anni, Ginsberg ha vissuto fino a 70 anni, trovando il suo posto nella controcultura degli anni ’60 e sulla scena punk degli anni ’80. Ha insegnato agli studenti dei college fino all’ultimo anno della sua vita.
Ma per interpretare il ‘giovane’ Allen Ginsberg non è necessario conoscere molto di tutto questo. Il giovane Ginsberg – quello che ha frequentato la Columbia, quello i cui lavori sono stati letti da Lionel Trilling (critico letterario) e Mark Van Doren (poeta e premio Pulitzer) che fu cacciato dal college in parte perché era gay – non è un personaggio molto conosciuto. Tutti lo ricordano come il Buddha rotondo, con la barba e un po’ stempiato che è poi diventato. Ma per interpretare il giovane Ginsberg, tu, attore, devi esser magro, con la barba fatta e con i capelli, i tuoi folti capelli, tinti di nero. Devi portare degli occhiali con le lenti spesse. E metterti delle protesi alle orecchie per portarle in fuori.
Per interpretare il giovane Allen Ginsberg ti verrà chiesto di leggere i suoi poemi in scena – e di imparare quindi il tipico accento del New Jersey (era di Patterson), e il particolare ritmo che varia nel passaggio dall’ironico tragico all’ironico comico. Dovrai quindi ascoltare le registrazioni e a lungo. Ci sono pochi filmati del Ginsberg di quel periodo, ma ci sono molte registrazioni audio. Si nota presto di come nelle prime registrazioni il suo atteggiamento è serio e compassato – zittisce continuamente gli scocciatori. Nelle ultime invece, quelle di 35 anni fa – è molto sciolto e divertente, un interprete navigato. Se stati quindi per interpretare il giovane Ginsberg, dovrai ascoltare molti di queste letture. Rimanendo completamente fedele alle prime, la tua performance potrebbe risultare piatta. Le prime andrebbero quindi usate solo per il momento il cui Ginsberg fa la sua prima uscita. Le altre invece per dare il senso della sua evoluzione. Ascoltatele tutte un po’ sbadatamente, ogni giorno e per dei mesi e fatelo camminando per le strade di New York. Mettetele nel vostro iPod e camminate. Adattate la vostra voce alla sua. E non fate caso alla gente che vi guarda. A New York, a nessuno sembrerete un pazzo.
Ci sono dei filmati amatoriali in 8 mm fatti a Ginsberg sulla spiaggia del New Jersey, ma mostrano un bambino troppo piccolo per quello che devi interpretare. La cosa più vicina al periodo che ti serve è il film ‘Pull My Daisy’, di Robert Frank e Alfred Lesile. Uscito nel 1959, solo tre anni dopo ‘Howl’. Non c’è sincronizzazione nel film, solo la voce fuori campo di Kerouac, e quindi non si sente Ginsberg parlare. Ma vedrete come si siede. E vedrete i movimenti allegri e disinvolti che fa quando cammina, balla, e muove le braccia. Un altro importante video che avete a disposizione è un’intervista a Ginsberg, filmata al City Lights Bookstore (la libreria fondata a San Francisco – North beach – da Lawrence Ferlinghetti e ricordata come il ritrovo della beat generation) nel 1965. Anche questo materiale è di circa 10 anni dopo il periodo che dovrete tratteggiare, ma i gesti sono gli stessi. Ginsberg amava parlare con le sue mani.
Tutto questo è il lavoro esteriore sul personaggio. Ma si deve arrivare a conoscere anche il Ginsberg interiore, il suo percorso per diventare l’artista Ginsberg, il Ginsberg impegnato, confuso e insicuro. Suo padre era un insegnante e un poeta, anche molto tradizionale nello stile e nel contenuto. Sua madre aveva delle gravi crisi psicotiche e era stata lobotomizzata. Era stato Ginsberg ad autorizzare la terapia, e il successivo senso di colpa, il dispiacere per averlo fatto non lo hanno mani abbandonato. Tutto questo lo potete leggere in ‘Kaddish’, un poema così personale e triste che Robert Lowell (poeta e fondatore del movimento poetico confessionale con esperienze personali simili a quelle di Ginsberg) ha dovuto allontanarsi da una lettura pubblica per evitare di collassare. Dovete sapere che quando Ginsberg è entrato nel 1943 alla Columbia, era inesperto, intellettualmente naif e vergine. I suoi amici Lucien Carr e Jack Kerouac gli fanno conoscere l’alcool, la poesia francese simbolista, e molta altra cultura. William Borroughs, più grande di lui, trova la sua strada come gay negli anni ’50, quando erano in pochi ad esporsi pubblicamente. Dovete anche sapere che, mentre queste amicizie erano al massimo della loro intensità, Lucine Carr, in un raptus di follia, uccide il suo amici e insegnante di ginnastica, David Kammerer, gettando il suo corpo nell’Hudson. (Kerouac aiuta Carr a nascondere gli occhiali della vittima a Morningside Park). Più tardi, Burroughs colpisce la moglie in testa, uccidendola, pretendendo di essere Guglielmo Tell. Fatti come questi ebbero un grande effetto sul giovane Ginsberg – forse mettendogli dubbi sulla propria sanità mentale. Tutto questo viene raccontato in ‘Howl’, quindi, se avete intenzione di interpretare il giovane Ginsberg, dovete iniziare con il conoscere questo poema.
Ma dovreste conoscerlo comunque.
Questo l’inizio:
URLO Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nude, isteriche
trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale
di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro.
Fonte: vanityfair







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