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Le tre arance sanguigne – capitolo 3

Autore: Laurar
Capitolo 3


La Principessa
La fanciulla uscita dall’ultima arancia era scura di capelli e aveva profondi occhi castani. Quando disse di aver sete, Edoardo l’accompagnò all’acqua e la sorresse mentre beveva. Sentirla nuda sotto il suo braccio gli provocò un brivido di piacere. Era bellissima, molto più delle altre due e, da ciò che sentiva svegliarsi nel suo corpo, capì che la maledizione aveva cessato i suoi effetti. Lei lo guardava, piena di meraviglia e lui desiderava toccarla ancora.
Ma era un principe cortese, malgrado il luogo dove era stato allevato, così si limitò a togliersi la tunica e a offrirgliela senza parole. Faceva troppo caldo per il mantello e da tempo lo aveva riposto nella sacca. Lei si rese conto di esser svestita e arrossì, accettando la tunica con gratitudine. Mentre questo avveniva Edoardo si accorse con stupore che non riusciva a leggerle nella mente. Era la prima volta che gli capitava e invece avrebbe voluto sapere tutto di lei.
“Ti prego, sediamoci su quel tronco caduto, dobbiamo parlare.” Le disse.
Seduti che furono, le chiese chi fosse e cosa ricordasse. Lei rispose di chiamarsi Isabella e di essere una principessa. Un malvagio stregone aveva ucciso il re suo padre e ne aveva usurpato il trono. Edoardo sapeva di quella vicenda, ma la lasciò continuare. “Per legittimarsi, disse Isabella, lo stregone voleva sposarmi. Io ho rifiutato e ho continuato a rifiutare, per cui mi ha imprigionato nell’arancia sanguigna. Un volta all’anno veniva a chiedermelo di nuovo, ma io ho sempre detto di no, e lui mi rimandava dentro l’arancia.
Il Principe le chiese delle altre due ragazze che erano uscite dalle arance e poi sparite. Si domandava se anche loro fossero state altre principesse prigioniere. “Oh, no, affatto” rispose Isabella. Erano due figlie del demonio, evocate dallo stregone per sorvegliarmi. Se avessi dato loro da bere ti avrebbero mangiato vivo.
“Ne dubito,” rispose il Principe, “la mia natura lo avrebbe probabilmente impedito” Poi, vista la sua espressione interrogativa le disse chi era. “Sono il figlio del Re Vampiro e sono metà vampiro io stesso. Ma non devi avere paura di me: non ti farò del male. Ho rinunciato al sangue umano e bevo solo quello degli animali. E ora che sai di me, è tempo che io vada a caccia. Aspettami qui, tornerò fra breve.“
Entrò nella foresta che circondava il lago e ben presto trovò un branco di cervi. Ne abbatté tre e bevve a sazietà. Poi col coltello tagliò un pezzo scelto di carne da una delle carcasse e tornò da Isabella. Preparò un fuoco, che accese col suo acciarino, e mise la carne ad arrostire su uno spiedo rudimentale. Quando la principessa ebbe mangiato, usando le mani, ma con molta grazia, fu tempo di parlare ancora.
Edoardo le racconto della sua lunga ricerca, causata dalla maledizione di una strega. Non le disse però la ragione, né il nome della strega, perché l’episodio lo metteva in grande imbarazzo. Le disse del suo inutile girovagare fino all’incontro con la strega bianca, che lo aveva aiutato a trovare il castello incantato e l’albero di arancio, e di come si era salvato dal drago, schiacciato da un cancello vendicativo.
Isabella era preoccupata: “Temo che lo stregone torni presto a trovarmi, è passato molto tempo dall’ultima volta e quando scoprirà che sono fuggita mi cercherà dappertutto. Dovrei nascondermi, ma non so dove andare.”
“Non devi più temere lo stregone,” la tranquillizzò il Principe, “è morto. Devi sapere che mio padre ha conquistato quello che una volta era il tuo regno, e con l’aiuto di Tania, una strega sua alleata, ha sconfitto i suoi poteri magici e lo ha ucciso. Purtroppo, non posso nasconderti che è stata una guerra sanguinosa, la capitale è stata distrutta e tanti dei tuoi compatrioti sono morti o sono stati presi prigionieri. Molti di loro sono poi serviti a soddisfare la sete di mio padre e dei suoi guerrieri …”
Isabella lo guardava con orrore, gli occhi pieni di lacrime.-
“Si, fai bene a guardarmi con orrore, “ disse Edoardo. “Sono il Principe della Corona di un regno di mostri.” Nel pronunciare queste parole, l’angoscia per la sua condizione lo colse appieno, non poté trattenersi e scoppiò in lacrime. Due braccia snelle lo circondarono, insieme ad un intenso profumo di fiori d’arancio .
“No, Edoardo, no,” disse la Principessa, “ti prego, non piangere, io so che tu non sei un mostro. E c’è una cosa che non ti ho ancora detto: Il motivo per cui ho così ostinatamente rifiutato di sposare lo stregone non era solo perché lo odiavo. Tu eri il motivo. Ogni notte ti vedevo nei miei sogni, da quando mio padre era ancora vivo. E ho continuato a sognarti fino ad oggi. Non so come questo sia potuto accadere, ma ho sempre saputo di essere destinata a te, e tu a me. Non sapevo chi tu fossi, ma ero disposta ad attenderti per sempre.” E lo baciò.
La dolcezza del bacio era meravigliosa, la delizia del morbido corpo che si stringeva al suo, impossibile da resistere. Edoardo assaporò il miele della sua bocca, poi la baciò ancora sulla gola, sul collo. I lacci incrociati che le chiudevano la tunica si erano disfatti, facendo emergere un seno perfetto, che chiedeva altri baci..
Con uno sforzo gigantesco il principe si seppe fermare. “No, è sbagliato,” disse con voce spezzata, “non devo farlo, perdonami, Isabella.”
“Tu non mi vuoi, disse lei con tristezza, io invece ti amo, sei l’unico uomo che ho voluto e vorrò, e se non ricambi i miei sentimenti allora è meglio che mi riporti all’albero di arancio e mi lasci morire lì.” E di nuovo gli occhi le si riempirono di lacrime. “No Isabella, non piangere, anche io ti amo.” disse Edoardo, e nel dirlo seppe che era vero,”ma sarei peggio di un animale se approfittasi di te. Tu sei vergine, ed io non …”
”Sono stata vergine anche troppo, prigioniera di quell’albero, esclamò Isabella, “anno dopo anno ho sognato che tu venissi liberarmi e facessi l’amore con me. Ti prego, Edoardo, ti prego..”
Queste parole appassionate accesero la sua passione. Prese il mantello e lo distese sull’erba. Presto anche i loro vestiti furono a terra ed Edoardo iniziò un nuovo viaggio. Esplorò morbide valli e colline rosate, annusò profumi dolci o muschiati, assaggiò frutti segreti e bevve l’acqua di misteriose sorgenti calde. Fu molto gentile con lei quando venne il momento: “Se ti faccio male devi dirmelo, e io mi fermerò”
“Così le fanciulle diventano donne,” rispose Isabella, “e io voglio diventare donna con te. Non avere paura.” Allora lui si spinse dentro di lei e prese la sua verginità. Il piccolo grido di dolore che Isabella non poté trattenere gli strinse il cuore e si ordinò di attendere. Dopo poco però la sentì muoversi sotto di lui e si mosse con lei. Il loro movimento prese un ritmo continuo e crescente. Non c’era più dolore, ma solo un piacere che aumentava, e diventava quasi insopportabile, finché non precipitarono insieme in un mare di beatitudine.
Quando riemersero Edoardo avvolse entrambi nel suo mantello e, abbracciati, si addormentarono
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