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Fan Fiction : "BH" (spoiler) Autore : Spirin
- Capitolo UNO -
Sostavamo davanti al portico, in un'attesa spasmodica quasi irreale. Era doloroso, il dolore più intenso che avessi mai sentito, neppure il giorno in cui Edward mi aveva abbandonata era paragonabile allo strazio che provavo ora. Renesmée tendeva la sua manina paffuta verso il mio viso, e sfiorandomi mi disse che aveva capito. Da quando la mia nuova vita da vampira era iniziata, tutto il mio mondo era cambiato. Le sensazioni intense sconvolgenti, i colori vividi, i profumi. Avevo combattuto le mie battaglie, quella contro la sete, quella contro i Volturi, ed avevo vinto. Il premio era la vita con mio marito Edward e la nostra piccola Nessie, come adorava chiamarla il suo fidanzato, e mio caro amico Jake. Povero Jake, da quando Nahuel si era installato a casa Cullen per lui non c'era più pace. Era il suo destino trovare sempre un rivale. Era accaduto così con me, prima che sposassi Edward, ed ora… Certo, il legame che li univa era speciale, più di ogni emozione esistente al mondo, ma spesso mi chiedevo se sarebbe bastato. Proprio lui, così perfetto in tutto, non sapeva fare a meno di me. Da quando mi aveva creduta morta, diceva lui. Da sempre, sosteneva Alice. La cara, dolce, veggente Alice, la più cara amica e sorella. Anche lei e Jazz sarebbero venuti con noi. Ma avevano preso un appartamento accanto al nostro, per lasciarci un po' d'intimità, dato che eravamo sposati da nemmeno un anno. Intimità…un parola sconosciuta in casa Cullen. Non per l'invadenza dei suoi inquilini, ma più che altro per le loro caratteristiche. Leggere la mente, vedere il futuro e controllare le emozioni non erano doti che permettevano grandi dosi di privacy. Anche se sia Edward che Alice e Jasper, rispettivamente possessori di questi doni, cercavano di essere il massimo della discrezione. Io, almeno per quanto riguardava Edward, ero un'eccezione. Non era mai riuscito a leggermi la mente, nemmeno da umana. Un'insolita caratteristica che, una volta diventata vampira, mi aveva donato un potere davvero singolare. Ero stata definita "uno scudo". Ero impenetrabile ad ogni sorta di attacco psicologico. E questa era stata la carta vincente nella tesa guerra fredda col clan dei Volturi, venuti a reclamare le vita di Nessie. I Volturi, i vampiri italiani protettori dell'ordine e della segretezza, che mai avrebbero permesso ad un Bambino Immortale, vampiri creati in così giovane età da risultare incontrollabili, di sopravvivere. Ma Nessie non era un Bambino Immortale. Era in parte umana, la mia parte ancora umana. Era stato difficile far comprendere loro la realtà, che Nessie era nata dall'amore tra me ed Edward, quando io ero ancora umana. Soprattutto perché i Volturi desideravano spazzare via la famiglia Cullen, per molti buoni motivi. Crescevamo di numero, e il nostro legame non era dettato, come il loro, dalla sete di sangue umano, perché ci nutrivamo di animali. Il nostro era amore. Era il legame di una famiglia che si sceglie e resta unita. Inoltre avevamo dei poteri straordinari, che Aro, uno dei capi dei Volturi, desiderava avere. Ed infine, avevamo l'appoggio dei Licantropi, o più propriamente dei "Mutaforma" come li aveva definiti Edward. Jake era un licantropo, naturale nemico dei vampiri, ma amava Nessie, il che aveva cambiato le carte in tavola, rendendo lui, e tutti i licantropi di LaPush, amici e protettori dei Cullen.
L'asfalto correva veloce, la macchina famelica mangiava chilometri, ma nulla di questo giunse alla mia percezione, gli alberi non perdevano la loro nitidezza, come accade quando si viaggia spediti, come su un treno. Era un dono della mia nuova condizione, guardare con occhi diversi la natura intorno a me. Sbirciando dal finestrino potevo guardare tutti i particolari, le foglie oscillare inquiete sui rami al passaggio della nostra auto, gli animali nel folto del bosco tendere l'orecchio. Giungeva fino a me l'odore della loro paura. Ebbi sete. Avevamo cacciato da pochi giorni, ed ero sazia, ma il bruciore di fondo nella gola riarsa non si placava mai del tutto. Di recente avevo passato tutte le notti, e a volte anche i giorni in attività piuttosto lussuriose, da quando Renesmée era cresciuta abbastanza da percepire le nostre emozioni, avevamo avuto molto più tempo per noi, persino Emmet aveva smesso di pensare commenti maliziosi sulla nostra quieta alcova. Così, almeno, mi aveva detto Edward, ma il sorriso sghembo che aveva dipinto in volto, il mio sorriso sghembo, quello che più di tutto amavo, mi faceva pensare che fosse davvero così. Rise di gusto ed il suono della sua voce scrosciò musicale come mille cascate. Lo amavo, per sempre, per la vita. Il viaggio fu fin troppo breve, mi sorprendeva ancora, a volte, rendermi conto di non avere più paura della velocità come mi accadeva quand'ero umana. Giungemmo in città dove Edward aveva comprato due appartamenti adiacenti. Uno per noi, un altro per Jasper ed Alice. Comunicavano tra loro con una porta, e nemmeno a dirlo, erano stati arredati da Esme. Avevo dovuto lasciare mia madre, quando avevo scelto la vita con mio marito, ma avevo trovato questa donna straordinaria, che faceva dell'amore uno stile di vita. Lo si poteva capire dai minimi dettagli in quelle stanze, dalle tende naturali sulle enormi finestre, che velavano lo sguardo senza togliere luminosità, le lenzuola che rilucevano oro come la nostra pelle al sole, le foto di Nessie, ovunque. Adoravo quella casa, e quella donna che l'aveva resa già così accogliente. Avrei scommesso tutto quello che avevo sul fatto che la casa di Alice avesse un guardaroba grande quanto un salone. |