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Fan Fiction : Renesmèe e il mistero di Peterville (spoiler)


Autore : Deni


- Capitolo UNO -



Qualcosa stava cambiando.

Cosa sarei stata disposta a fare per tornare indietro? Quante ore, minuti, secondi sarei riuscita a stare lontano da lui? Quanta sofferenza avremmo patito entrambi?
Eppure non c'era soluzione. Dovevamo partire, non potevamo correre rischi.  Non potevo far correre rischi alle persone che amavo.
La mia scelta era divisa tra l'amore della mia vita e la mia famiglia. Equalsiasi delle opzioni avessi scelto, sarebbe costata sofferenza a me e a chi avrei lasciato.
Ero ormai abituata col passare degli anni a spostarmi continuamente. Eravamo tutti costretti a farlo.
La mia famiglia era molto diversa dalle altre: non si nutriva di cibo umano, non usciva nelle giornate di sole, non dormiva la notte e sopratutto non invecchiava.
In questi anni di liceo e università ormai ripetuti più volte, mai nessuno dei miei compagni di scuola era venuto a casa mia, mai  avevo stretto grande amicizia, con nessuno di loro. Forse perché ero abituata a frequentare gente diversa da quella comune, persone eccezionali, con poteri eccezionali.
Avendo genitori, zii e nonni che sembravano miei coetanei, non avevo di certo il problema di cercare nuove amicizie. E lo stesso era per il mio fidanzato che era diverso dalla mia famiglia, ma non del tutto umano.
Insomma, i Cullen erano diversi dai comuni mortali: erano straordinariamente belli, avevano una pelle bianchissima e molto spessa che esposta alla luce del sole brillava come diamanti. Gli occhi color oro, un viso con un sorriso e dei lineamenti perfetti, un corpo scolpito di muscoli e simile al granito. Avevano potenzialità al di fuori delle capacità umane perché erano molto forti e veloci alcuni di loro possedevano poteri super speciali: come leggere il pensiero, prevedere il futuro, controllare le emozioni o proteggere i propri cari con uno scudo.
La mia famiglia era speciale, ma la cosa più importante che la distingueva dalla altre non era la potenza o la bellezza. Loro, come me, si nutrivano di sangue. Loro erano Vampiri.
Anche se il mio destino, da questo punto di vista potrebbe sembrare terribile e angosciante non lo era affatto. I miei vampiri non erano cattivi nutrirsi di sangue umano era per loro un errore che non si potevano permettere, un omicidio che non sarebbero più riusciti ad assolversi. Per questo avevano optato per la cosi detta "dieta vegetariana dei vampiri": si nutrivano solo di sangue animale che non  li saziava completamente come quello umano, ma riusciva comunque a placare un po' la sete e a dargli un po' di forza.
Anche io mi nutrivo di sangue come loro. Ma non ero un vampiro, o almeno lo ero per metà.
Fui concepita da un vampiro e da un'umana, e sono metà di uno e metà dell'altro.
Insomma sono metà vampira, ma non per questo avevo meno vantaggio degli altri anche io vivevo per l'eternità, possedevo un potere super speciale e mi nutrivo di sangue. Avevo delle qualità in più rispetto ai miei genitori e zii, io ad esempio avevo un cuore in funzione, del sangue che mi scorreva nelle vene, avevo un temperatura corporea pari ai 39°, la notte dormivo e inoltre potevo nutrirmi anche di cibo umano.
Insomma non facevo parte della specie dei vampiri, ma neanche di quella umana. Ero una specie rara, a parte me c'erano altre quattro persone ad essere metà vampire e metà umane, ma...ahimè ne conoscevo solo uno, Nahuel. Di cui non avevo notizie da un bel po', dal momento che ogni sua chiamata e ogni sua visita alteravano il mio fidanzato.
Anche l'amore della mia vita non era un comune mortale, discendeva da una dinastia di Licantropi, anche se non si trasformava per via della luna piena, ma solo in caso di pericolo. Mio padre infatti lo definiva come una "mutaforma", perché i veri Licantropi discendenti dalla luna si erano ormai estinti. I grandi nemici dei miei lupi erano i miei vampiri. Più gente veniva a trovarci, più il branco si allargava. Anche il nostro ritorno portava ad altri discendenti a trasformarsi.
Raccontare come si innamorò di me, è difficile da spiegare. Nessuno ha mai capito come funzioni l'Impriting. Ma quando arriva, nessuno può evitarlo. E così fu anche per Jacob. Prima che io nascessi, era innamorato di mia madre, all'epoca ancora umana. Ma l'amore che c'era tra lei e mio padre era un legame superiore a tutti e a tutto. Prima di sposarsi e prima che mia madre mutasse in vampira, erano andati incontro a tutto. Agli istinti, alla morte, alla lontananza e a tutto ciò che impediva di amarsi. L'amore di uno per l'altro è un sentimento indescrivibile. L'uno non sopravvive senza l'altro. Sono il giorno e la notte. Il bianco ed il nero. L'acqua ed il fuoco. Anime gemelle. Sciogliere il loro legame è come togliere l'ossigeno ad un umano.
Per me e Jacob era più o meno la stessa cosa, lui aveva trovato la sua anima gemella,  me, ed io l'ho amavo. Ma ci dovevamo lasciare.
Negli ultimi mesi passati a Forks, erano successi molti avvenimenti che avrebbero reso la permanenza per quei sei anni che restavano,  molto complicata. Non potevamo stare sempre nello stesso posto non invecchiando. E così ogni quattro anni, giusto il tempo di finire il liceo traslocavamo con la scusa  di andare a frequentare i college.
Ovviamente la nostra permanenza a Forks, si prolungava sempre di più di quattro anni. Anche quando mio nonno Charlie, ormai vecchio, ci lasciò.
Il mio Jacob, si trasferiva con noi spesso, anche se più delle volte doveva tornare a LaPush a difendere il territorio da altri vampiri. Soffriva quando dovevo lasciarlo per trasferirmi in un'altra città o per iniziare per la millesima volta un altro college. Ma riusciva a resistere quei pochi mesi di lontananza, per poi incontrarmi durante le vacanze scolastiche.
Sapevo che questa partenza sarebbe stata diversa dalle altre, e che avremmo dovuto vederci ancora meno. Ma non avevo scelta. La situazione a Forks si era complicata, degli umani studiandoci attentamente e indagando sul nostro passato, avevano intuito che c'era qualcosa che non quadrava, e per non far si che la situazione peggiorasse fummo costretti a partire subito. Non era solo quello però che ci preoccupava. I Volturi, ovvero la famiglia reale dei vampiri, stavano per tornare. E dovevamo limitarci a non esporre al pericolo gente a noi cara. Anche se Jacob ed il suo branco aveva già affrontato i Volturi in passato, non potevamo più esporli al grave rischio, soprattutto dal momento in cui la situazione tra di loro si era complicata.
Da ormai una cinquantina di anni il branco si era allargato, era diventato immenso a furia delle nostre andata-ritorno e dei vampiri che sentendo il nostro odore venivano a trovarci. Molti di loro ci odiavano, altri ci stimavano. Ovvio che la stima derivasse semplicemente dall'amore che c'era tra me e Jacob. E l'odio dalla semplice guerra vampiri-licantropi. Ormai la situazione non era più come una volta. Anche se l'antagonismo tra il branco e la mia famiglia era ormai eclissata. Molti lupi del branco non sopportavano l'idea di legare con noi, e man mano che il tempo passava il numero degli antagonisti cresceva. La consapevolezza che l'arrivo di una trentina di vampiri avrebbe scatenato altre trasformazioni e di conseguenza una guerra tra vampiri e licantropi, era al quanto spaventosa e angosciante da pensare.
Non potevo esporre al pericolo il mio Jacob, così come non potevo esporre la mia famiglia o lasciarla. Il legame con mio padre e mia madre, era eccezionale ci amavamo l'un l'altro. Mia madre aveva dato la sua vita da umana per farmi nascere e mio padre mi lodava per ogni cosa che facessi.
Ero la più viziata, la più protetta, la più coccolata della famiglia Cullen. Zia Alice, dopo aver torturato mia madre per anni usandola come manichino, iniziò a sfogare le sue qualità di stilista ed estetista su di me, anche se ancora non riusciva a sopportare di non poter a sbirciare nel mio futuro. Zia Rose, che mi adorava da prima ancora che nascessi, mi considerava come una figlia e mi riteneva degna di essere sua nipote e di aver ricevuto una bellezza ancora più invidiabile della sua. Zio Emmett e zio Jazz si divertivano invece di più a prendere in giro mia madre e a combattere fra di loro, forti e spaventosi com'erano, non permettevano a nessuno di farmi del male. Nonno Carlisle  , il capo gruppo di famiglia più saggio e più secolare adorava studiarmi in tutta la fase della mia crescita.
Essendo stata sempre una bambina diversa dalle altre, la maturità la raggiunsi solo sei anni dopo la mia nascita. Crescevo in fretta, tre mesi per me erano un mese per una bimba umana. Ma al raggiungere dei miei 17 anni. Smisi di crescere e la mia età rimase quella sempre. Anche, mio padre, Edward aveva l'aspetto di un diciassettenne, anche se tra me è lui c'era un secolo di differenza.

La somiglianza tra me e mio padre era indescrivibile, avevamo gli stessi capelli color rame, gli stessi lineamenti del viso e lo stesso sorriso. Io avevo ereditato un potere che era l'esatto contrario del suo, mentre mio padre poteva semplicemente volare da un mente all'altra e sentire quello che pensava chiunque a parte mia madre, io riuscivo a far vedere quello che pensavo a chiunque sfiorandolo con le mani. Era ovvio, che con lui vicino non c'era privacy. E per questo ne era in parte scocciato ed in parte compiaciuto, soprattutto quando il suo potere lo aiutava a capire le mie sofferenze e a consolarmi, o quando lo facilitava a scovarmi con Jacob mentre la situazione si faceva più intrigante del solito. Era frustante, quando accesa dalla passione per la voglia di Jacob il telefono squillava o improvvisamente appariva un urgenza da risolvere. Jacob, era nervoso quando restava da solo con me, sapeva che lui ci sentiva e non voleva provocare una lite che mi avrebbe solo fatta soffrire.
Molte volte implorai a mia madre di tenerci sotto scudo e di persuaderlo a lasciarci la nostra privacy. Ma anche lei non era contenta che mi spingessi troppo oltre con Jacob, dopo tutto non eravamo ancora sposati e andare oltre il limite dei baci, era fuori questione.
Mia madre, Bella, è la straordinaria donna che mi ha messa al mondo. Nessuno mi ha amato e mi ama quanto lei. Sacrificò la sua vita umana per salvarmi ed era sul punto di sacrificare anche quella da vampiro, quando i Volturi qvevano tentato di eliminarmi.
Anche lei ha un potere speciale: lo scudo. Riesce a difendere qualsiasi persona a lei cara da attacchi che colpiscono la mente, come quello di mio padre che non riesce a leggerle i pensieri per via della sua autodifesa. Lo stesso per Aro, che avendo un potere simile a quello di mio padre non riusciva a leggere nulla di lei. E non dimentichiamoci di Jane, che aveva il potere di infliggere un illusione di dolore e far soffrire le proprie vittime, ma non aveva potuto nulla contro lo scudo. Nessuno riusciva a penetrarlo. Ne ero capace solo io.
Avevo ereditato da lei, gli stessi occhi nocciola che aveva da umana e la stessa passione per i classici. Frequentavamo molto spesso insieme la facoltà di letteratura nelle università più prestigiose: Dartmouth, Harvard, Yale, Princeton. Le avevamo girate ormai quasi tutte negli ultimi 50 anni. Erano poche quelle in cui non eravamo ià laureate.
Un'altra persona della famiglia molto importante per me era mia nonna, Esme. Anche tra me e lei c'erano secoli di differenza, eppure lei aveva l'aspetto di una ventiseienne. Con il suo amore materno, non riusciva ad odiare qualcuno. Era adorabile. E mi insegnava molte cose riguardo il designer e la progettazione di case.
La mia famiglia era perfetta. Unica. Ma eravamo in pericolo.
I Volturi stavano tornando e purtroppo questa volta non sapevamo quale fosse il verdetto.
Dovevamo allontanarci da Forks al più presto.