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Fan Fiction : "BH" (spoiler) Autore : Spirin - Capitolo TRE - Cercavo di annullarmi, di sparire dentro il sedile, di obliare tutto quello che fosse parte di me. Sarebbe stato più facile se avessi avuto un comando, se avessi potuto premere un banale “Ctrl+Alt+Canc”. Potevo guardare all’improvviso un’altra scena, con occhi diversi, i miei diversi occhi di miele. Fissavo allibita una ragazza, e i suoi occhi color cioccolato. Tenera e dolce tremava al pensiero dell’odio feroce che la colpiva. L’odio del giovane dio di fianco a lei. Potevo vedere anche lui. Toccare con mano il suo cuore, e sapere che l’odio era amore. Amava sentirsi sicuro, protetto dalle sue pulsioni, ed ora appariva sconvolto, impotente. Seppi che il pugno serrato, lo sguardo ridotto a fessura, il volto immobilizzato non erano altro che immensa, profonda paura di cedere al lato sommerso, di perdere quel briciolo d’anima pura che ancora gridando sopravviveva. Amore per quelli che amava, che con sordo egoismo rischiava di porre in pericolo estremo. Lottava. Compresi il dolore negli occhi profondi. Il disprezzo di sé e l’angoscia per il fallimento dei suoi ideali. Quell’odio d’amore non era rivolto a me. Lo avevo saputo, lui me l’aveva spiegato, ma mai fino ad ora l’avevo realmente compreso. L’amavo. Giungemmo nella nostra casa, abbracciai quelle mura che solo stamani riecheggiavano di grida d’alcova. Mi parvero calde e materne, e mi feci baciare da loro. Alice soave raggiunse lo stereo sapendo cosa avrei apprezzato. Intorno il silenzio rombava assordante tagliando i pensieri come se fosse una lama rovente. E poi anche quello scomparve. Le note meste e lente della mia ninna nanna riempivano d’un tratto la stanza. Note adorate, note benedette. Il mio C.D., regalo dei miei diciotto anni. Mi feci cullare. Seduto sul bianco divano, accanto a una foto di un’occhieggiante solare Renesmée, Jasper si teneva pronto a rendermi l’anima che a volte, ad ondate mi abbandonava. Questo era il tormento: speranza e dolore. Alice d’un tratto tremò, traendo un profondo respiro, e disse: “Se lo prenderà, torneranno!” Quello era il punto. Non era soltanto una vita di un essere umano, il dolore d’avere fallito, il tormento dei miei familiari. Era il più profondo ricordo di quella battaglia sospesa. Fermata in uno stallo imperfetto. Avrebbero cercato in tutti i modi di fermare lo stile di vita che rendeva noi, fra tutti i vampiri del mondo, così speciali. Non era soltanto il cibarsi di prede ferine, era l’unione d’amore, quell’arma potente e temibile che andava spezzata. E l’ordine sarebbe tornato, l’egoistico tornaconto avrebbe fatto da calmiere ed avrebbe contribuito a mantenere saldo il loro potere: Volturi. Nome inespresso ma dentro le nostre menti gridato. Se Alice in quell’attimo orrendo non fosse apparsa fulminea, avrei già rubato la vita del giovane ignaro ragazzo. Avrei attirato attenzione e peccato d’esposizione. E loro avrebbero colto quel gesto per porre fine all’incompiuto lavoro. Ero persa nella mia morsa d’angoscia e pianto. Gli occhi secchi pungevano, la maschera bella spezzata. Tutto quello che amavo, tutto il mio caro sistema veniva di nuovo sconvolto. Oppure no. Mi presi un istante. Mi analizzai nel profondo Che aveva quel piccolo uomo che tanto mi aveva colpito, quale segreta essenza serbava per rendermi tanto ammaliata? Sarei mai riuscita a contrastare il mio ardore? La sete incrollabile e oscura? L’avrei soggiogata o inerme, al suo abbraccio sensuale, avrei ceduto il mio cuore? Mi persi in quei pensieri così pericolosamente allettanti. Dovevo uscirne, trovare un varco. E poi colsi il suo centro. Il centro di tutto il problema. “Eureka!” Mormorai. “Potrebbe andar bene!” Sorrise Alice dolcissima e fiduciosa. Mi volsi cercando Edward. Finora avevo evitato il suo sguardo temendo più che il disprezzo, la sua delusione. Ma i suoi occhi erano sempre carichi di tutto l’amore del mondo. “Grazie!”sussurrai sfiorando, nel dirlo, le labbra contro le sue. Sorrise sghembo, e rispose “Prego!”. Ma, io lo sapevo che non aveva capito. Non aveva compreso il motivo di quel casto gesto. Jasper fu a un tratto colpito, come da un pugno nel petto, dal rapido cambio d’umore. E sibilò “ Non comprendo!” Alice si fece vicina, premendogli il palmo sul petto, come a quietarlo. E a beneficio di tutti spiegò quanto aveva veduto. “Bella ha compreso, che cosa ha fermato Edward dal prenderla subito, quando quel giorno il suo desiderio lo prese. E’ stato l’amore a guidarlo, l’amore per noi, l’amore per Esme e Carlisle. E poi ha intuito, che cosa è cambiato. Che cosa ha bloccato gli eventi, ed ha fatto sì che Edward s’innamorasse di lei: lui le ha dato un nome. In senso lato, ovvio, le ha dato un volto. Non si mangia un coniglio domestico, no? Se dai un nome alla preda, la preda diventa un fratello.” Aggiunse ridendo “A quel giovane verrà dato un nome, infondo è il potere d’Adamo”. “Insomma, lo conoscerai?” Disse Edward meravigliato. Ne fui sconvolta, era difficile stupirlo. “Esatto.” Sospirai. “Non so se la cosa mi piace”. Aggiunse un po’ rassegnato. Sapeva che ora lottare non gli sarebbe servito. Avrebbe aspettato, e come sempre, vegliato. |
