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Fan Fiction : Renesmèe e il mistero di Peterville (spoiler)


Autore : Deni


- Capitolo DUE -


La storia di Dereck

 

"Ehi, feccia alzati da quel letto! Cos'è? Non hai voglia di fare i tuoi doveri sta mattina? Devo prenderti a calci un'altra volta?" Urlava quel mostro di Gaspar dalla cucina.

Avevo ancora le ossa a pezzi dall'altra notte. I graffi bruciavano, i lividi pulsavano senza pietà. Sentivo ancora il dolre peri calci e le sue risate rimbombre nelle orecchie dall'altra sera, mentre sdraiato a terra prendevo quella che ormai era la punizione della mia vita.

Vivo a Peterville, una piccola cittadina dell'Alaska circondata dall'immenso parco di Deniali, da quando sono nato.

Mia madre conobbe mio padre durante un escursione con il suo gruppo d'amici dell'università di Oxford.

Ellen, la mia splendida mamma era inglese. Dopo  l'ultimo esame, prima delle vacanze estive, aveva deciso di avventurarsi nelle splendide terre dell'Alaska. Satva cercando un modo per allontanarsi da Londra, dalla sua famiglia che la ostacolava, cercava una vita piena di avventure e di viaggi in terre sconosciute. Mentre visitava questi luoghi, incontrò Gaspar, mio padre, un poco di buono, che non sapeva fare altro che portare  mia madre alla rovina. Lei, così buona e gentile, aveva conosciuto questo uomo così superbo e spietato.

Restò incinta all'età di 18 anni, e lei fu costretta a sposarlo. Ripudiata dalla sua famiglia, non aveva più speranze né sogni da portare avanti, si rassegnò a prendere quel poco che la vita aveva anora da offrirle. Così nacqui io, Derek Benjamin Donnelly.

Amavo mia madre, e lei amava me. Il nostro amore era l'unica cosa che ci difendeva dalle ostilità di Gaspar, e che colorasse di poco la nostra vita. Quel mostro, che le tolse i sogni e le speranze, la trattava male in tutti i modi: la picchiava, la costringeva a lavorare al suo posto, la insultava e la accusava di avergli rovinato la vita. Lui, quell'uomo crudele che le aveva tolto l'innocenza. Mia madre cercava in tutti i modi di tenermi lontano da lui. Mi difendeva in tutti i modi. Ed erano più le volte che veniva picchiata per colpa mia dal mostro, che quelle in cui cercava di ribellarsi a lui. Se Gaspar odiava mia madre per avergli rovinato la vita, io ero la cosa peggiore che poteva essergli capitata. Ero la causa di tutto. Dei sogni di lei stroncati, e dei progetti di lui spietati. Mi trattava come uno schiavo, non mi considerava come un figlio ma come un bastardo che sua moglie gli aveva rifilato. Non aveva alcun motivo he lo spingesse ad accudirci, se non l'eredità della zia prediletta di mia madre. e il vitalizio che ci aveva assegnato per farci vivere una vita agiata e senza problemi. Mio padre, non amò mai mia madre, la sposò solo per ricevere l'eredità della zia Mary.

La situazione divenne insopportabile quando all'età dei miei sette anni, mia madre scappò di casa.

Ricordo ancora quel giorno come fosse ieri. E ne porto ancora i segni. Le cicatrici creberoa dismisura da allora.

Non ho mai dimostrato l'età che avevo, l'esperienza dalla mia situazione famigliare mi aveva fatto maturare. E fu questo che mi portò a credere, anche se ero solo un bimbo di sette anni, che lo avesse fatto con la premessa che sarebbe venuta a riprendermi un giorno, e che insieme saremmo fuggiti da Gaspar.

Già da un mese prima dell'evento, Ellen, la mia dolce mamma, era solita rifugiarsi nel bosco vicino casa, quando il mostro di mio padre la seguiva per soddisfare i suoi piaceri. Da allora la vidi spesso allontanarsi nel bosco, quando Gaspar si andava a divertire e a spendere i soldi della zia al pub di Peterville. Con un magnifico sorriso sulle labbra, mi dava un bacio sulla fronte e percorreva il sentiero del bosco.

Non riuscivo a capire cosa la spingesse ad andarci. La foresta di Peterville è luogo più pericoloso della città. Creature feroci e bestie spietate si avventuravano per quelle terre in cerca delle più gracili prede da divorare. Non mi piaceva che mia madre si avventurasse nel bosco da sola. Non potevo permettermi di perderla. Lei, l'unica che al mondo che mi amasse. Così un giorno, la seguii. Curioso di conoscere cosa la facesse sorridere ogni volta che si avventurava da quelle parti.

Il sentiero che intraprese si dirigeva fino al centro della foresta, dove il buio regnava ed la temperatura si abbassava. Tremavo sia dal freddo che dalla paura. Ogni rumore proveniente da qualsiasi lato della foresta era per me, innocente bambino di sette anni, un racconto dell'orrore diventato realtà. Cosa spingeva mia madre a spingersi in posto così inquietante? Forse riteneva la foresta meno pericolosa di casa nostra dove il terribile mostro Gaspar ci aspettava?

Continuai a seguirla, tenendomi ben distante in modo che non si accorgesse di me.

Allora lo vidi.

Un uomo alto, pallido, coi capelli scuri e gli occhi ambrati sorrideva e accoglieva mia madre tra le sue braccia,  accarezzandole i suoi bellissimi capelli castano dorato. Lei, gli sorrideva accarezzandogli la guancia dolcemente.

Dunque, la mia dolce mamma aveva trovato un altro uomo.

Uno, che l'amava e la rispettava e che magari un giorno avrebbe portato via me e lei dal mostro.

Ma l'istinto non mi suggeriva quella salvezza. Sentivo che c'era qualcosa che non andava in quell'estraneo, che dolcemente dilettava mia madre. Qualcosa mi spingeva ad andarle incontro per implorarla di scappare, da quell'uomo che ora era diventato stranamente spaventoso. In un millesimo di secondo vidi il suo sguardo spostarsi verso il cespuglio dove ero nascosto. Ed in un baleno mi trovai appeso per il colletto della maglia trattenuto dalle sue dita, che non facevano fatica a tenere la presa. Speventato e scioccato iniziai a tremare e a singhiozzare. La strana creatura come un fulmine mi era balzata addosso. Mi esaminò come se fossi una bestiola ingenua della foresta, che non sapeva riconoscere. "DEREK!" Urlò mia madre spaventata dall'azione dell'uomo e sorpresa che fossi lì. " Che diavolo ci fai qui? Sei matto ad inseguirmi nella foresta?"

"Conosci questo bambino?" chiese la strana creatura. Aveva una voce profonda e rauca.

"Si. E' mio figlio. Ricordi? te ne avevo parlato." L'uomo misterioso mi rimise giù aggraziatamente e si allontanò cautamente da me. Spaventato corsi tra le braccia di mia madre, e la strinsi forte.

Lo strano esemplare, ci guardava con un espressione curiosa e confusa, come se avesse visto per la prima volta una madre che consolasse il proprio figlio.

"Dereck, perché mi hai seguita? Ti avevo detto di continuare a giocare in cortile e si aspettare il mio ritorno! Perché non l'hai fatto? Non lo sai che la foresta è pericolosa? Avresti potuto perderti!" Mentre mi rimproverava, non riuscivo a distogliere gli occhi da quell'uomo, dall'aspetto pallido e dai lineamenti perfetti. Ci guardava ancora più confuso di prima. Mia madre si accorse che non prestavo molta attenzione e prendendomi in braccio disse "Sarà meglio andarcene subito a casa, se Gaspar torna e non ci trova sicuramente ci uccide!" Vidi l'uomo improvvisamente cambiare espressione, i suoi occhi diventarono neri come la pece e si chiusero come fessure, qualcosa sicuramente gli dava fastidio. Mia madre si girò verso di lui e addolorata disse "Mi dispiace Edgar, devo andare, sai già cosa succede se..."

"Lo so." La interruppe nervoso "Lascia che vi accompagni, almeno per essere sicuro che tornate tutti e due a casa." Disse ansioso. Come se casa nostra fosse un posto sicuro. Continuavo a tremare. Mia madre mi accarezzava dolcemente i capelli, sussurrandomi all'orecchio di star tranquillo perché ero al sicuro. Io continuavo a guardare la creatura dietro di noi, che per non spaventarmi ancora di più, si teneva ben distanziato. Tenendo lo sguardo fisso su di noi perlustrava di tanto tanto  il territorio, ogni volta che sentiva o percepiva qualcosa nelle vicinanze. Aveva un aspetto di un uomo in agonia, sembrava che qualcosa lo tormentasse. Forse gli dispiaceva avermi spaventato in quel modo? Forse era infastidito perchè mia madre era stata costretta ad andarsene a causa mia?

Una volta arrivati sul sentiero del bosco che portava a due passi dal nostro cortile. Salutò mia madre chinando la testa, rivolgendomi uno sguardo minaccioso e di rimprovero. Forse voleva farmi capire che non avrei dovuto mai più cercare madre mentre era con lui, o forse desiderava dirmi di non far preoccupare mia madre avventurandomi da solo nella foresta.

Non lo so. Ma mentre mia madre sembrava fidarsi di lui, io sentivo qualcosa che mi induceva ad allontanarmene e ad allontanare anche lei.

Tornammo a casa. Mia madre aveva un'aria triste e riuscivo a percepire il suo desiderio di ritornare indietro da lui.

Non gli chiesi chi era quell'uomo e cosa fosse. Sapevo solo che si chiamava Edgar, che era pallido come la neve, che era incredibilmente veloce e forse pure forte e che i suoi occhi mutavano colore passando da un vivido oro a un nero pece.

Ellen, mi portò nella mia stanza dei giochi, sorridendomi tristemente. E andò subito a preparare la cena per il mostro che era mio padre. Quella sera, come quasi tutte le sere della mia vita Gaspar picchiò mia madre. Lei però non corse via nel bosco.

Passarono alcuni mesi, e io non vidi più Edgar.  Anche Ellen, non andò più nel bosco mentre io ero a casa. Credo lo facesse durante le mie ore di scuola. Quando non potevo seguirla. Quando sia io che Gaspar non avremmo potuto interromperla mentre era con il suo Edgar.

Non sapevo più chi odiare adesso, se quel mostro di Gaspar che continuava a picchiare me e mia madre, o Edgar che sembrava volesse tenerla tutta per se e non farla più tornare a casa.

Un giorno mentre giocavo con la neve in cortile mi avvicinai a mia madre che osserva ansiosa la foresta, e coraggiosamente gli chiesi quando avessi potuto rivedere Edgar. Sembrò sorpresa di quanto gli avessi chiesto e allo stesso tempo preoccupata.

"Tesoro, perché vuoi rivedere Edgar?"

"Sarà lui il mio nuovo papà vero?" Mia madre iniziò ad assumere uno sguardo triste, e dolcemente mi disse "No amore, no." Più confuso e preoccupato di prima dissi "Allora perché lo vai sempre a trovare nella foresta?"

"Perché ci vogliamo tanto bene e lui è in ansia quando non mi vede." Ripose.

"Potrei venire anche io una volta con te?" Se doveva portarla via, avrebbe di sicuro portato via anche me.

"No Derek. Non puoi." Disse nervosamente.

"Ma perchè? Non mi volete con voi? Non posso conoscere anche io questo tuo amico che ti vuole bene e ti fa sorridere?"

Mia madre scoppiò in lacrime, mi stringeva forte e mi rispose "Piccolo mio, sembri così sveglio per avere solo sette anni! Mi dispiace per tutto quello che stai passando e hai passato, ma un giorno vedrai ci riscatteremo di tutto quello che quel mostro ci ha fatto. E tu potrai vivere una vita degna. Te lo prometto." Ancora speranzoso allora gli chiesi "Quindi Edgar, ci salverà da Gaspar, mammina? Lui è buono vero?" Mia madre con ancora le lacrime al viso si distolse da me "Certo, che lo è, ma devi stare molto attento tesoro mio, lui non può avvicinarsi a te, almeno non ancora."

"Perché? Lui ti ha accarezzato, vi ho visti! Lui si è avvicinato a te e ti ha toccata!" Lessi dal suo sguardo che non poteva rivelarmi altro. "Si è fatto tardi tesoro. Conviene che prepari la cena per tuo padre, prima che esploda la sua ira."

Ritornai deluso a giocare, chiedendomi come mai non potessi avvicinarmi a quell'uomo, come mai lei lo potesse fare e soprattutto mi posi le stesse domande che mi ero posto la prima volta che lo vidi: Chi era quell'uomo? Abitava nella foresta? Come faceva a sopravvivere lì? E soprattutto era umano?. 

Gaspar, non faceva che peggiorare. Ormai tornava a casa tutte le sere ubriaco. E picchiava ed insultava di continuo mia madre. Un giorno, poi, telefonò la cugina di mia madre. Anita. Ci riferì che Zia Mary era deceduta due giorni prima. E che a causa di un problema fiscale, non avrebbero più potuto mandarci il vitalizio. Inoltre non trovarono nessun testamento. La zia lo aveva nascosto da qualche parte senza dire a nessuno dove fosse.

Mio padre quella sera s'infuriò. Picchiò mia madre con tutta la violenza possibile e le disse di andare via di casa altrimenti l'avrebbe uccisa.

Era arrivato dunque il momento? Saremmo scappati? Edgar ci avrebbe aiutato?

Mia madre, giaceva sanguinante a terra. Sembrava morta. Non reagiva e respirava a malapena. "Mamma, mamma, mamma!!! Svegliati! Alzati dobbiamo andare!!! C'è la concesso!!! Ti prego alzati!!!" Mentre cercavo di rianimarla Edgar arrivò. Mi afferrò per le braccia e mi spostò il più lontano possibile. Aveva delle mani ghiacciate e una presa molto forte. Mi portò nello sgabuzzino vicino e chiuse la porta. Cercai in tutti i modi di ribellarmi ma non ci riuscii. Cosa aveva intenzione di fare quell'uomo? Voleva portarsi via mia madre? Voleva farle anche lui del male? Sbirciai dalla serratura. Vidi Edgar, vicino il corpo di mia madre, continuava a toccare con le sue labbra tutte le sue ferite. La stava baciando? Che razza di momento era per farlo? E fu li che lo vidi compiere il gesto. Le sue labbra si spostarono lungo il suo collo e cautamente la morse. Mia madre iniziò ad urlare come non aveva mai fatto, sembrava che qualcosa la stesse bruciando. L'orribile creatura fece fatica a staccarsi da lei.

Riuscii a vedere le ferite di mia madre sparire, e fu come se non ci fossero mai state. Lei continuava a soffrire. Lui si allontanò di scatto, portandola via in un'altra stanza. Io continuavo ad urlare e a tirare calci alla porta. "Mamma, mamma!!! non andare via da me!!! non lasciarmi!" In quel momento Edgar aprì la porta. Io cercai di correre via, ma riuscì ad afferrarmi subito.

"Va tutto bene piccolino" aveva le labbra ancora sporche di sangue e i suoi occhi... I suoi occhi erano di colore rosso cremisi terribilmente spaventoso! Iniziai a singhiozzare sempre più forte, e mi resi conto che stavo tremando.

"La tua mamma starà bene, te lo prometto."

"No! L'hai uccisa!!! Tu hai ucciso la mia mamma, tu sei cattivo!"

"No, Derek non l'ho uccisa, starà bene vedrai!" Mi credeva un inetto?

"L'hai morsa io l'ho visto! L'hai morsa e le succhiavi il sangue! Sei un mostro!!! Stai lontano da me!" Edgar, si scansò, si allontanò recandosi alla porta "Mi prenderò cura della tua mamma vedrai! Lei starà bene." Detto questo prese mia madre e sparì correndo via, più veloce della luce. Non li rividi più. 

"Avanti, stronzetto che non sei altro, ti vuoi alzare! Più cresci e più diventi come quella poco di buono di tua madre." Mi alzai lentamente dal letto. Ignorando ormai gli insulti che rivolgeva alla donna che mi aveva dato i natali. Erano passati dieci anni, da allora. Dieci anni da quando quel vampiro, la salvò e la portò via. Avevo scoprerto cosa fosse Edgar, e perché non poteva portarmi con loro e diventare il mio nuovo padre. Lui era un vampiro. Non era umano. Si nutriva di sangue. Era forte e veloce. Pallido e freddo come la neve.

Anche se in tutta la mia vita, avevo reputato la cosa assurda, avevo dovuto riconoscere che quella era l'unica soluzione.

E adesso anche mia madre lo era. Lui l'aveva salvata.

Anche se avrei dovuto odiare quella creatura più di chiunque altro, perché aveva portato Ellen via da me e perché mi aveva lasciato lì con quel mostro, da solo, non riuscivo a fare altro che ammirarla, lodarla e ringraziarla. Lui aveva salvato mia madre. Lui l'amava. E adesso lei, in qualche modo,era viva. Ed era felice.

Questo bastava a mitigare la mia ira nei confronti di Edgar.  

Gaspar dopo quell'evento era diventato ogni giorno più spietato. Quando la mattina dopo la scomparsa di mai madre, tornò e vide me da solo rintanato nell'angolo scuro dello sgabuzzino, scoprendo che mia madre se ne era andata senza lasciare traccia e lasciandomi li con lui, si alterò ancora di più. E da quel giorno fece di me tutto ciò che voleva.

Io naturalmente continuai a resistere. Sapevo che mia madre prima o poi sarebbe tornata e che mi avrebbe salvato.

Nel frattempo non potevo fare altro che aspettare. E mentre lo facevo, studiavo. Studiavo tutto quello che riguardasse i vampiri e tutto quello che avrebbe potuta aiutarmi a sopravvivere fino al ritorno di mia madre. 

"Arrivo!" Gridai al mostro. E sgattaiolai in cucina a preparagli la colazione.

"Non hai ancora aggiustato la staccionata là fuori!" disse.

"Scusa sono arrivato tardi da scuola, dovevo studiare e non ho fatto in tempo." Risposi subito.

"Il fatto che ti mandi a scuola è una fortuna per te sai?" Sapevo dove voleva arrivare.

"Si lo so, non ti preoccupare oggi appena arrivo l' aggiusto." Lui arrivò subito al punto.

"Tu non lo fai dopo. Tu lo fai ora!" Se andò sbattendo la porta. E così fui costretto a mettermi subito al lavoro. Non potevo fare ancora ritardo. Questa stavolta il signor Beckerman non avrebbe fatto eccezioni e avrebbe dovuto prendere subito provvedimenti.

Un altro giorno di attesa era iniziato, nella piccola cittadina di Peterville.