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Fan Fiction : "BH" (spoiler)


Autore : Spirin


- Capitolo QUATTRO -


(Parte seconda)


Poi si riscosse e come preso dalle parole, che libere fluivano come i fiumi del disgelo, incominciò:
“E’ una storia che parla di due amanti, osteggiati nel loro amore da un potente bramoso. Su di loro cade un sortilegio che li costringe a vivere sempre insieme e sempre separati. Lei, Isabeau, di giorno si trasforma in falco, lui, di notte in lupo.”
Trasalii.
Sembrò non fare caso al mio gesto allarmato, e proseguì dicendo:
“Solo al crepuscolo e all’alba, mentre cambiano aspetto, possono incontrarsi nelle sembianze umane, e quasi sfiorarsi, per un istante appena.”
“Fammi capire”, dissi ma avevo già compreso tutto, “E questo uomo-lupo che nome aveva?”
“Etienne Navarre.” Rispose.
“E tu ti chiami Etienne!” Sospirai.
Che fossero racconti o realtà vissute, sempre con questi lupi mi ritrovavo a conversare!
“E invece Bella? Da dove viene?” Avrei voluto mentire, ma non sarebbe certo servito. Al primo esame avrebbe scoperto la verità.
“Isabella.” Dissi a denti stretti.
S’illuminò. E non fu necessario leggere i suoi pensieri per intuire che il giovane uomo stava sbagliando tutte le sue mire!
Scossi la testa e infine aggiunsi. “Io devo andare!”
“Ma la lezione, la perderai così.”
Sembrava affranto, e mi venne quasi voglia di poterlo consolare.
Ma avevo imparato che, a volte, è molto meglio lasciare perdere.
“Allora, mi cercherò gli appunti.” Dissi cercando di apparire leggera e spensierata.
“Li, prenderò per te.”
Andiamo bene. Pensai.
Dovevo proprio andare. Avevo dato fondo alla mia scorta di autocontrollo.
Le tante informazioni cominciarono a girare.
Cosa sapevo?
Gli avevo dato un volto, e al volto un nome.
Sapevo che era un puro di cuore.
E che si stava per innamorare.
E non avrei potuto farci molto. Due erano le scelte: la prima allontanarsi, sperando di non cedere al bruciore; e la seconda era restare, sapendo che avrei dovuto stare in guardia. Dovevo impedire che la sua cotta si trasformasse in amore.

E corsi via lontano. Due giorni in quel bel campus, due giorni senza viverlo davvero.
Sembrava uno di quei sogni irreali in cui non s’incontra mi nessuno, solo la vittima o il carnefice, che dir si voglia.
Fui troppo lesta, ma non importava, intorno non c’era ancora nessuno.
La cosa, ora che mi ritornava in mente, appariva alquanto strana.
Dov’era il chiacchiericcio intorno a me? Le auto in sosta lontane, e tutte le persone che avrebbero dovuto affollare gli edifici. Perché per ben due volte avevo visto Etienne e nessun’altro?

M’imbattei in Edward che mi cercava, avvisato da un pensiero di Alice, mi accoccolai al suo petto cercando d’inalare il suo odore: il dolce miele e la consueta lavanda furono un fresco balsamo per la mia gola.
Mi strinsi a lui e lo baciai grata.
E poi gli raccontai.
“Lo so.” Rispose infine, ero in ascolto.
“E allora?” Chiesi “Cosa ne pensi?”
“No, questo uomo è tutto umano, per carità un bravo narratore, ma solo umano.” Disse e sembrava un po' seccato.
Fui sollevata. Almeno non avrei dovuto temere un altro attacco dal sovrannaturale.
“Mi dici una cosa?”
“Prego.” Sorrise prendendomi la mano e depositando un bacio sul mio polso.
E poi il silenzio.
“Aspetto!” Disse ridendo.
“Brutto imbroglione! Lo sai che quando fai così mi lasci senza parole. Se non la pianti chiederò il divorzio per gesti inopportuni!” Scherzai ridendo.
E poi ritornai seria.
“Perché qui intorno non c’è mai nessuno.”
“Forse è meglio ch’io non te lo dica.”
“Parla vampiro da strapazzo!” Lo minacciai stringendolo con la mia forza bruta.
Già avevo vinto Emmet, Edward non sarebbe stato un problema, visto che con me non poteva imbrogliare, cercando di scoprire le mie mosse andandole a scovare nella mente.
“Ok, è per Jasper.”
“Che c’entra Jasper ora?”
“Beh, sai non l’ha mandata giù, il fatto che hai saputo resistere, e aver perso la scommessa con Emmet…”
La frase restò sospesa.
“Era convinto che la tua somma costanza si sarebbe sgretolata alla prima occasione utile o così sperava, e allora, per precauzione, ci ha fatto venire con un paio d’ore d’anticipo.”
Sbattei le palpebre.
“Ma allora ieri non eravamo in ritardo.” Mormorai allibita.
“Definisci ritardo!” Rispose ridendo e parando il colpo che temeva sarebbe giunto di lì a poco.
[i]No, caro Edward, hai intuito male non è per te il mio pugno.[/i]
JASPER! Gridai furiosa nella mente ben consapevole che tutto quel furore si riversava come un fiume in piena sulla mia faccia livida di rabbia.
Mi presi alcuni istanti per controllare l’ira.
Poi feci scrocchiare le dita ad una ad una.
Quindi mi ricomposi, e come una donnina fragile e sola, lontana dalla furia emersa prima, candidamente aggiunsi.
“Ed Etienne? Aveva paura anche lui per me?”
Edward non si teneva, ormai rideva in terra senza fiato.
“Dammi un minuto!” Mi disse. E cercò di ricomporsi come meglio poteva.
“No, mia cara, Etienne ti ha visto ieri, lui era qui per caso, cercava di arrivare prima in aula, per accaparrarsi il posto migliore. E poi ti ha vista, e, come dargli torto, lei sei sembrata un angelo!” Mi disse ammirato.
Mi tolse il fiato.
“Ed oggi?” Insistei.
“Voleva stare solo con te per un minuto. Mi sembra di averti detto ieri che non sapevo se ciò mi sarebbe piaciuto.” E questa volta lo disse in modo serio.