I Film
Multimedia
E inoltre...
|
Fan Fiction : "BH" (spoiler) Autore : Spirin -Capitolo SEI - “Forse ci stiamo sbagliando”. Disse Jasper, ma sapevamo tutti che non era così. Rimaneva inquietante il dubbio, cosa ci faceva Jane lì, c’erano altri Volturi? Era legata alla nostra presenza quest’apparizione. Certamente si. Che cosa si nascondeva dietro tutto questo? Ero abbastanza intelligente da capire che nulla avveniva per caso quando c’erano di mezzo gli Italiani. Sapevo bene che la battaglia vinta non era che una partita della guerra che avremmo dovuto affrontare. Ma non riuscivo a capire in che modo la presenza di Jane potesse essere utile alla loro causa. Non avrebbe potuto farci alcun male, non con il suo potere almeno. Era chiaro che il mio scudo poteva bloccarla. Ma allora perché mandare lei, non mi tornava. Poi l’ombra riapparve e si bloccò in mezzo al prato. Così tremendamente irreale da manifestare, in tutto il suo terrificante splendore, la sua essenza. Nessuno, guardandola, avrebbe potuto scambiarla per un umana. Una dea, magari. Una dea sì, implacabile e sottile. Lo sguardo stretto e fisso su di me. Tagliente come una spina che lenta trafigge il cuore. Le labbra tese, il ghigno sibilante che scivolava sinuoso tra le perle dei denti avorio. Il corpo flessuoso, ammantato di una veste traslucida, che non negava all’occhio le sue forme. Guardai Edward guardarla, finché stupito disse. “No, non ti riuscirà.” Non capivo. Alice si voltò verso di noi, in un lampo di comprensione che a me sfuggiva. “Nemmeno io!” Rispose Edward alla sua domanda muta. Infine, con la sua voce acuta, mi spiegò “Vorrebbe unirsi a noi. Ma non mi fido”, poi precisò “Non ci fidiamo!” Si distrasse, in un mentale scambio di battute. Vide le scelte di Edward, e gridò un no, urlo agghiacciante e sordo. Cercò valide alternative e, alla fine, chinò il capo in assenso. “E sia, ma sappi che la prima cosa che questa strega architetterà, io la verrò a sapere, e non avrò più pace finché non potrò toglierle con le mie stesse mani la sua inutile vita.” “Ti lascerò il piacere”. Acconsentì sommessamente Edward. Poi la raggiunse, la vidi circondarle con il braccio le spalle. Jasper accanto, e come in un sogno in cui tutto è sbagliato e non sai come, guardai il terzetto che si allontanava lento verso il parcheggio. Mentre si trascinavano lontano, Jane si voltò ancora una volta, sfoderando il più maligno dei sorrisi vittoriosi. Davvero non capivo. Guardai atterrita l’uomo che mi stava di fianco. Come se lui non fosse mio marito. Come se quel suo gesto, avesse annullato l’estrema e reciproca comprensione. E tutti i silenzi mai colmati si abbatterono con forza su di me, che costernata mi sentivo sola . Levai lo sguardo, una maschera ferita, travolta dalla paura. Pensai a Nessie ignara, che ci attendeva a casa. Volevo le sue braccia, e il suo calore. Mi feci coraggio, guardai adirata Edward, ancora mi bruciava quel suo tradimento. “E allora?” Chiesi in un sussurro mortale. “Era l’unica soluzione.” Cerco di prendermi fra le braccia per spiegare. Mi discostai. “E allora? Ti ho chiesto. Non voglio scuse. Cos’è successo?” Lui rinunciò, lasciò che le braccia scivolassero stanche lungo i suoi forti fianchi. “Mi ha chiesto di poter unirsi a noi.” “Edward ma lei ci odia. Lei mi vuole morta!” E aggiunsi cercando di esser chiara di spiegare fino in fondo il mio pensiero, perché non ci fossero fra noi fraintendimenti. “Lei ci vuole morti. Non serve leggerle il pensiero. Vuole distrutta me, e Renesmée, e togliermi tutto ciò che ho di più caro.” “Credimi,” disse “ne sono cosciente. Ma pensa, se l’avessi lasciata andare. Avrebbe agito lo stesso, e non l’avremo potuta controllare.” Il ragionamento filava, ma la mia mente non voleva ascoltare. Era più forte di me. “Che quella serpe non entri mai in casa mia, sia chiaro!” Non le avrei permesso di insudiciare col suo respiro venefico la mia dimora. “E adesso vai, vai a sistemare la questione.” Lasciai Edward così, e me ne andai cercando rifugio nella sala mensa dove trovai Will con i suoi occhi blu pronta a sbracciarsi nella mia direzione. Mi aggrappai a lei, al suo sorriso aperto. Non avevo alcuna voglia di dialogare, perciò accettai grata la sua presenza, sapendo che avrebbe sostenuto tutta da sé la conversazione. “Oh Bella ciao, che bello rivederti ancora”. Squittì allegra nella mia direzione. Tesi le labbra cercando di mimare un sorriso che non voleva uscire. “Quasi non ci speravo, incontrarti ancora. Poter parlar con te, pensavo di dover aspettare domani. Ma siediti qui. Non mangi? Sei da sola? Hai litigato?” Non avrei risposto a tutte le domande, non c’era bisogno. Lei proseguì. “Non importa, vedrai un po’ di svago ti farà bene. Oh senti questa. Aspetta.” Seguirla era un semplice delirio. Era così graziosamente allegra e vivace che presto allontanò da me il furore. Lasciando solo un fondo di disagio e di languore. “Oggi ho conosciuto un tipo, non sai com’è carino. Sarà che a me piacciono un po’ tutti! Si chiama Etienne, è un sogno, un sogno d’uomo. Ti piacerà vedrai.” E finalmente risi. Oh cara Will! Risposi. “In un certo qual senso credimi, mi piace già!” Niente di più vero. Forse non lo guardavo come un uomo. Ma certo mi piaceva, e che piacere! Potevo ancora sentire intorno il suo profumo. Quasi ascoltare il suo dolce respiro, sentire mentre mi diceva “Ciao”. Stavo affogando. Era dietro di me. Esclusi tutti i sensi, dimenticai anche Jane. Guardai solo quell’essere goloso. Stavolta non sarei potuta scappare. Non c’era Alice, non c’era Edward, c’erano loro due e non avevo scuse. Will lo guardò alquanto interdetta poi guardò me e chiese. “Chi è?” “Etienne” Mormorai smorzata, cercando di trattenere tutto il fiato. Mi parve alquanto strano che non si ricordasse dell’oggetto del suo desiderio. “Etienne, come scordarlo!” Disse con uno sguardo tra realtà e sogno. Lui ci guardava con i suoi occhi di ebano. Cercando di comprendere le nostre battute sincopate. E Willelmina aggiunse. “Ma Etienne, dov’è?” La guardai stravolta. Oh, cielo, com’era distratta! “Ci sto parlando, Will!” Sibilai “Mio Dio è vero!” poi s’intonò ai colori dell’arcobaleno. Una gamma stravolgente di toni dal violetto al fucsia segnarono il suo enorme imbarazzo. Forse le farfalline nella sua bella testa avevano impedito i più semplici contatti neuronali. E a questo pensiero risi forte come non avevo riso mai. |