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Fan Fiction : Renesmèe e il mistero di Peterville (spoiler)


Autore : Deni


- Capitolo QUATTRO-


Derek


Nevicava costantemente a Peterville. Il sole lo si vedeva poche volte. Ero bagnato fradicio mentre cercavo di spalare via la neve e tirar su la staccionata. Ormai era inutile cercare di affrettarmi. Erano quasi le nove. Lo scuolabus era già passato da un bel pezzo. Mandai al diavolo l'ultimo listello buttandolo per aria. E mi sdraiai sulla neve lasciando che ogni piccolo fiocco si posasse sul mio viso. La neve cadeva leggera accarezzandomi e rinfrescandomi. Era un sollievo.
Il freddo riusciva a far svanire il dolore provocato dai mieii lividi che quei bastardi dei Black Blood mi avevano provocato l'altra sera.
Chiusi gli occhi. E sognai.
Il cielo sopra di me non era più nuvoloso come prima. Non nevicava più. Il sole con i suoi raggi luminosi penetrava il cielo, giocando allegramente con il ghiaccio che li rifletteva, delicate carezze, in armoniosi colori. Lo splendore era quasi accecante. Ed io sdraiato in quella radura, gli permisi di toccarmi. Era caldo. Caldissimo. Teneramente mi sfiorava le guance. Regalandomi piaceri che non riuscivo a descrivere. Avrei dato qualsiasi cosa per restare in quello stato subconscio per l'eternità. Ma non potevo. Aprii gli occhi.
La neve aveva ripreso a scendere. Il cielo era nero. Il gelo stava iniziando a farsi sentire sulla mia pelle. Mi alzai ancora confuso.
Non era la prima volta che facevo quel sogno. Anzi lo avevo fatto altre volte. La radura, il ghiaccio, il sole che mi accarezzava il viso. E come se avessi un appuntamento in quel luogo così meravigliosamente paradisiaco.
Risi di me stesso. “Che pensiero sciocco.”
Ormai consapevole di aver buttato via la mia giornata per una staccionata che non riuscivo a riparare , e di non poter andare scuola; decisi di farmi un giro. Se non altro sarei uscito da quella galera.

Il cielo era ancora nero. Ma aveva smesso di nevicare. Tirai fuori l'i-poid che tenevo in tasca e mi persi in quelle note violente in accordo con la mia vita.
Quanti ricordi. La piccola scatola magica che avevo tra le mie mani me l'avevano regalata i miei migliori amici per il compleanno. Era passato un anno, non li avevo rivisti più. 
Erano spariti.
Ricordo ancora la polizia a scuola. Ci interrogò tutti, le telefonate e i pianti dei genitori, i mille elicotteri che perlustravano l'immenso parco del Denali
Tre ragazzi di 17 anni spariti nel nulla.
Dov'erano andati? Perché erano scappati? E perché non mi avevano portato con se?
Un'altra cicatrice che bruciava.
Drew, Joel e Blaze erano i ragazzi con cui ero cresciuto. Ci conoscevamo da quando eravamo ancora in fasce. Erano come fratelli per me. Soprattutto Drew. Era un ragazzo eccezionale: il mio migliore amico. Anche lui come me aveva perso sua madre. Morì di cancro quando lui aveva solo dieci anni. Le nostre mamme erano molto legate, e quando mia madre sparì, la famiglia di Drew fece di tutto per aiutarmii. Lui veniva spesso a casa mia e io frequentavo spesso la sua, soprattutto quando dovevo nascondermi dalle ire di Gaspar. Ci divertivamo un sacco a suonare insieme. Ben, suo padre, ci aveva insegnato a suonare la chitarra. Pover' uomo. Non riesco ancora a capire come abbia fatto Drew ad abbandonarlo così. Senza dare notizie, senza un saluto, senza una motivazione. Ben era ormai senza anima. Lo andavo spesso a trovare, ma la mia presenza non poteva che procurargli dolore. Quando mi guardava rivedeva sempre suo figlio, che sorridendo gli raccontava delle marachelle che combinavamo a Gaspar.
Mi aveva regalato la chitarra di Drew, dicendo che sia se fosse scappato o morto avrebbe di certo voluto che questo oggetto, simbolo della nostra amicizia, giungesse a me.
Joel e Blaze, facevano parte della nostra comitiva. Anche loro avevano la passione per la musica. Stavamo ore a sentire suonare pezzi  rock in macchina e a casa di Drew. Avevamo anche fondato un gruppo: The Cold One. I freddi. Ricordo ancora la faccia divertita che avevano Drew e gli altri quando suggerii il nome. Sapevano della mia ossessione per i vampiri, ma non ne conobbero mai l'origine.
Nemmeno Drew.
Non raccontai a nessuno di mia madre e di Edgar. E nemmeno dell'ultima volta che li avevo visti. Dissi solo che era scappata, altrimenti Gaspar l'avrebbe uccisa e che aveva lasciato con lui perché così avrei avuto più possibilità di sopravvivenza dal momento che mia zia avrebbe lasciato l'eredità a me. Bugia.
Il giorno in cui mia madre se ne andò pensai veramente che la fine fosse vicina. Gaspar non avrebbe mai avuto il buon senso di occuparsi di me. Di sicuro mi avrebbe mandato in una casa famiglia o peggio mi avrebbe lasciato a marcire sulla strada. Invece. Dopo una settimana di sfuriate e violenze, si cercò un lavoro per mantenerci. Anche se più delle volte veniva licenziato perché si presentava ubriaco.
Infatti cercavo di trovare sempre dei lavori part-time in modo affinché non finissimo in miseria. Anche Drew veniva con me. Sentivo molto la sua mancanza. Non riuscivo a capire perché fosse sparito così. Senza la sciarmi una lettera, senza chiamarmi.
Le persone che amavo mi lasciavano sempre.
E ora vagavo per queste strade chiuso in me stesso. Pensando ai pomeriggi coi miei amici e ai bei momenti con mia madre.
Non so che cosa avevo combinato nella mia vita precedente per ricevere così tanto male in questa. Ma so che un giorno le cose sarebbero cambiate.
Che un giorno mia madre sarebbe tornata. Che un giorno sarei riuscito a ritrovare i miei amici.
La speranza è sempre l'ultima a morire.