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Fan Fiction : "BH" (spoiler)


Autore : Spirin


-Capitolo SETTE -


La riserva d’aria era terminata. Per il resto del pranzo mi limitai ad annuire e a non respirare.

L’allegria dei miei nuovi amici mi aveva contagiata, ma non avrebbe mai potuto cancellare in me la sempre presente ombra dell’infelicità, della preoccupazione; la morte viva nel cuore.

Temevo al pensiero di quello che avrei trovato una volta tornata a casa.

Avevo paura che il mio bel mondo si fosse capovolto.

Come avrei affrontato la situazione? Che cosa avrei fatto una volta avuta di fronte, tra i miei familiari, la donna che più odiavo, che più mi odiava.

Essere gentile con lei era escluso, non avrei retto l’ipocrisia di un tale atteggiamento. Molto però sarebbe dipeso dal comportamento di chi mi stava intorno.

Potevo contare su Alice e Jasper, non avrebbero mai accettato la situazione. Era troppo pericolosa per loro. Tutto quello che lei rappresentava, l’antitesi del nostro stile di vita, e la cupa fagocitante voragine dei volturi pronta a scagliarsi su di noi.
Non ero solo io, non solo Nessie ad essere in pericolo. Certo lei odiava me in particolare, tutto quello che ero: il suo fallimento.

Ma anche Jazz e Alice avevano dei conti aperti, anche loro erano nell’elenco “acquisizioni” del libro nero della famiglia Italiana. Alice in particolar modo.

Queste considerazioni mi accompagnavano sulla strada di casa. Camminavo lenta. Cercando di rimandare il più possibile l’evento.

Ma attendere all’infinito non sembrava una buona idea…non che non ne avessi il tempo.

Quando varcai la soglia la tensione sembrava tagliarmi in due. Il petto straziato ed oppresso.

La gola secca di un’arsura che non bruciava.

Temevo. Temevo che il mio mondo fosse stato occupato, violentato dalla presenza di quella bambina così insopportabilmente donna.

Annusai l’aria. Era pulita. Ai miei sensi giunse solo il fresco, dolce e perfetto profumo di Edward. Miele e lavanda.

Mi rilassai un poco, mi aveva dato ascolto, aveva esaudito il mio desiderio. Tornai ad amarlo un po’, la rabbia, per quella sua inconsulta decisione, lenta scemava.

Respirai a fondo. I polmoni si dilatarono, l’aria benefica mi rilassò.

Poi presi coraggio ed attraversai l’atrio.

Dal ballatoio potevo sentire le loro voci sommesse, bisbigli concitati che a me parvero grida.

Bussai discreta.

Mi raggiunse il ticchettare di passi noti, la danza sinuosa della piccola Alice.

La porta si aprì sul suo volto teso e preoccupato.

Ci guardammo a lungo e mentre entravo mi sussurrò, “Non sappiamo cosa fare di lei”.

Ribattei lugubre “Io un’idea ce l’avrei!”

I sui bei lineamenti si distesero in un sorriso complice e malefico.

Davanti a me la scena si mostrava in tutta la sua ampia teatralità.

Non feci troppo caso all’arredo, solo quel tanto che bastava per collocare i personaggi di quell’assurda recita.

Edward alla finestra, i pugni stretti, la fronte contro il vetro, notai assurdamente che il suo respiro non lasciava aloni.

Era quasi ironico il fatto che noi vampiri eravamo fatti anche di questo, di distrazioni e di contraddizioni.

Jazz seduto al capo di un tavolo di cristallo, vicino all’ospite sgradita, tentava di tenere sotto controllo tutta la situazione, senza riuscirci molto, anche lui era sotto pressione.

L’ospite sgradita, che come il pesce già mi puzzava.

In effetti la mia era pura cattiveria. Il suo profumo mi avvolgeva estatico come un campo di fiori. Ma mai, come in quel momento, odiavo i campi di fiori.

E mia sorella e cognata, che era al mio fianco.

Edward sospirò “Non si può fare altro che tenerla con noi.”

Poi rivolgendosi a Jane l’apostrofò sprezzante “Dovrai tenere a bada i tuoi istinti, cacciare gli animali, o tenerti lontano dalla città se proprio non puoi farne a meno.”

Lei trattenne a stento un angelico sorriso “ Cercherò di fare del mio meglio, ma non prometto nulla:”

L’avrei strozzata, con le mie stesse mani.

“Dobbiamo allontanarla, non ci porterà nulla di buono.” Sussurrai angosciata.

Edward scosse la testa. “Lei è qui, non possiamo farci nulla, non cambierebbe molto allontanarla. Ormai ci siamo dentro fino al collo.”

E anche di più. Pensai.

E poi compresi, un lampo di genio, mi attraversò il pensiero come una lama sottile rovente e insanguinata.

L’arma in mano nostra, il doppio taglio. Noi potevamo tenere sotto controllo lei, ma lei avrebbe tenuto sotto controllo noi.

Ma ancora non capivo. Perché Jane!

Probabilmente perché lei aveva un conto in sospeso con me.

Ma mandare qualcun altro, qualcuno in incognito, che non avrebbe mai destato la nostra attenzione sarebbe stata una scelta migliore, più saggia. Sicuramente avrei impiegato più tempo a fare le dovute connessioni.

Jane era troppo facile.

C’era dell’altro, lo sentivo. Nel centro del mio essere un grido si levava, come un avvertimento che mi diceva che c’era qualche cosa che sfuggiva.

Piegai le spalle rassegnata, cominciavo a comprendere Edward. Sarebbe stato meglio averla sotto controllo.

“Allora, dove la mettiamo?”

La strega sorrise soddisfatta. Ed io sentivo il sangue delle bestie che pochi giorni prima mi avevano sfamata scorrere forte nelle vene e giungere alla testa.

Che situazione, non mi bastava Etienne? Dovevo fare i conti anche con Jane, e tutto a pochi mesi dalla mia trasformazione.

Presi un respiro lento e misurato, poi un altro, poi un altro ancora. E poi, per sicurezza, ne aggiunsi ancora uno.

Quindi pensai ad un gatto, che acciambellato si lecca incurante il pelo. E lo imitai.

Mi misi a sedere sul divano ed aspettai.

Alice, dopo un breve interminabile minuto di silenzio trovò la soluzione.

“Starà da noi, ma noi verremo a vivere con voi.” Sentenziò fissando dritta il mio sguardo.

Nemmeno lei poteva starle più di tanto accanto.

La nostra forzata convivenza era iniziata. Avevo timore di scoprire dove tutto ciò ci avrebbe portato.