Menu principale

  • Home
  • News
  • Il Team
  • Sondaggi!
  • Forum

I Libri

  • Twilight
    • FAQ di S.Meyer
  • New Moon
    • FAQ di S.Meyer
  • Eclipse
    • FAQ di S.Meyer
  • Breaking Dawn
  • Stephenie Meyer
  • Luca Fusari, il traduttore
  • La Guida Ufficiale di Twilight
  • Il caso Midnight Sun
  • Personaggi
    • Genealogia dei Cullen
  • Il fantastico mondo di Forks

I Film

  • Twilight
    • La nascita
    • La regia
    • Cast artistico
      • Il doppiaggio
    • Backstage
      • La casa dei Cullen
    • Colonna Sonora
    • Release Date
      • Twilight - Il DVD
  • New Moon
    • News pre-produzione
    • La Volterra di New Moon

Multimedia

  • Video
  • I Wallpaper di TwilightItalia
  • Gallery di Twilight
    • I Protagonisti
    • Twilight Backstage
    • Twilight Premiere
    • Robert Pattinson
    • Kristen Stewart
    • Taylor Lautner
    • Peter Facinelli
    • Elizabeth Reaser
    • Ashley Greene
    • Jacksone Rathbone
    • Nikki Reed
    • Kellan Lutz
    • Vanity Fair Photoshoot
    • Instyle Photoshoot
    • Tokyo Press Conference
    • Cast Portrait Roma
    • Teen Vogue Backstage
    • Teen Vogue Cast Photo
    • Vman Magazine
    • Robert Pattinson for GQ

E inoltre...

  • Gadget
  • Curiosità
  • Fan Fiction
  • I Vampiri
  • Links
  • Mappa del sito

Fan Fiction : "BH" (spoiler)


Autore : Spirin


-Capitolo OTTO-


Ci ritrovammo noi quattro, nell’ampia sala del nostro appartamento.

Jane era stata confinata, per quanto fosse possibile confinare un vampiro, in quello di Jazz e Alice.

“Allora? Che cosa pensa?” Chiesi senza preamboli ad Edward.

“Non lo so.” Ammise incerto lui.

“Che vuol dire che non lo sai?”.

“Vuol dire che sento quello che pensa, ma che quello che pensa non è quello che pensa!”

“Spiegati meglio!” Sbottai.

“Pensa a quello che sta per dire, o fare, e un minuto dopo lo dice o lo fa. E’ astuta, e sa come aggirarmi.”

Il peso di questa rivelazione mi schiacciò pesantemente. Era peggio di quanto pensassi, senza le facoltà di Edward il gioco diventava pericoloso e spietato.

Mi voltai supplichevole verso Alice.

Scosse la testa e disse “Non guardarmi, inganna anche me! Non so come abbia fatto a capire quali sono i nostri punti deboli, come faccia a glissarci!”

“Irina?” provai a proporre “Forse lei ha detto loro come neutralizzare i vostri poteri!”

“Irina non sapeva nulla. Non ha mai capito il meccanismo dei nostri talenti.” Mi corresse Edward. “L’unica che aveva intuito era Victoria…ma lei non stava con i Volturi.”

“Coincidenza?” Chiesi preoccupata.

“Non esistono le coincidenze in guerra!” Disse secco Jasper.

Era un bel dilemma. Come avremmo fatto a tenere sotto controllo Jane se lei poteva eludere le nostre misure di controllo?

Eravamo ad un punto morto.

E poi la domanda: come faceva Jane a sapere in quale modo poteva aggirare le nostre contromisure?

D’altra parte nessun altro, oltre noi, sapeva esattamente come funzionava Edward, nessun altro tranne Aro, il capo dei Volturi, che aveva potuto leggere dentro di lui.

Ma se anche poteva sapere di mio marito, non avrebbe mai potuto sapere di mia cognata.

Non poteva conoscere il meccanismo del potere di Alice, non era mai entrato in contatto con lei.

Come faceva Jane a sapere ciò che solo Victoria era stata in grado di intuire?

Un vero rompicapo.

Troppe domande si erano affacciate quel giorno alla mia mente. Troppi enigmi incomprensibili.

I tasselli si confondevano come in un puzzle ingarbugliato. Dove tutto sembra confuso e senza senso.

Sapevo che avrei trovato una soluzione, prima o poi. Non stasera, non oggi.

Speravo solo di fare in tempo, di riuscire a completare il quadro prima che fosse troppo tardi.

Non pensavo che i vampiri potessero soffrire il mal di testa.

Il roboante rumore delle domande affastellate nella mia mente aveva un aspetto quanto più simile ci fosse all’umano male.

Dovevo cancellare tutto questo baccano, tutto lo stress che queste due giornate mi avevano provocato.

A pensarci bene erano stati due giorni particolarmente intensi. Lasciare Renesmée, il dolore del distacco, poi la nuova vita che mi aveva abbracciato qui.

L’incontro con Etienne, la sconvolgente sensazione che mi dava, le intense pulsazioni nella gola.

E poi quando ero quasi giunta a trovare una soluzione, prim’ancora di riuscire a metterla in pratica, eccomi di nuovo precipitare nel tunnel.

In una voragine senza uscita.

Un buco nero che m’inghiottiva trascinando dentro tutte le mie paure e i miei desideri. Le mie pulsioni di morte e sangue.

La notte mi attendeva, lunga, oscura e drammaticamente lenta.

Avevo solo una cosa da fare, l’unica che mi avrebbe reso più calma.

Mi rifugiai fra i rigogliosi boschi che si stendevano lungo il fiume Connecticut, liberandomi delle catene umane che m’imponevano nel mondo un’andatura costretta. E sfrecciai fulminea ed implacabile.

M’immersi nella foresta lasciando che le foglie degli alberi secolari mi sfiorassero carezzevoli le ginocchia, le braccia e il viso. Come le mani di una madre che amorevole consola il suo bambino.

Ne trassi sollievo.

E presto mi abbandonai completamente ai sensi.

Potevo percepire ogni rumore, il fiume gorgogliare, e il vento che cantava una canzone.

Nenia per i tutti quanti i miei pensieri.

La brezza inondava i miei polmoni, recandomi il delicato profumo di un ignaro branco di cervi.

L’annusai. Considerai la loro distanza prestando attenzione a pormi sottovento.

Mi avvicinai sinuosa, movendo braccia e gambe in una silenziosa danza. Poi mi bloccai.

Restai immobile per alcuni minuti, valutando le prede, la loro posizione, le vie di fuga.

Ferma, silenziosa e all’erta, acquattata nel folto del sottobosco, mentre il mio pasto si dissetava al fiume.

Un solo istante fulmineo, lo schianto delle ossa, il disperato grido della morte.

Tutt’intorno la natura protestò al mio furto.

Gli uccelli stridendo abbandonarono le loro posizioni, urlando tutto il dissenso per quel mio voluttuoso gesto.

Il branco si disperse spaventato per l’improvvisa perdita del capo. Un maschio grande e vigoroso. Sentivo la potenza del suo corpo, il fluire lento della sua vita che dalle sue vene passava nelle mie. M’abbandonai al piacere, e morsi a fondo, i denti premuti nella carne, il fiotto caldo del sangue nella bocca. Il veleno che insaporiva il tutto.

Quando finii, alzai lo sguardo al cielo. Nulla avrebbe mai testimoniato il mio vorace gesto, se non un piccolo rivolo che lento dalle labbra scendeva lungo la gola.

Non era il miglior pasto, ma non mi permettevo di pensare a ciò.

Per me il sangue umano era vietato. Lo testimoniavano i miei occhi miele, proprio identici a quelli del mio sposo.

L’avevo già provato, quand’ero umana e gravida. Mi aveva sostenuto e l’avevo apprezzato.

Sangue donato. Piacevole al palato, così corposo, come velluto sulla lingua riarsa.

Ma ora quel sangue che avevo bevuto, anche se misero al confronto, mi avrebbe placato.

Ecco avevo trovato una soluzione, una tra le tante.

Avrei chiamato Carlisle, mi avrebbe spedito sangue donato. E Jane avrebbe avuto il suo giovamento senza crearci guai!