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Fan Fiction : "Il Diario di Asia" (spoiler)

Autore : Lady Violet

- Capitolo DUE -


Del mio passato non sapevo molto, e ciò che mi era concesso sapere doveva “ipoteticamente” aiutarmi ad accettare le condizioni della mia natura.
Eppure tutto è ancora così vago ed aleatorio. Prova del fatto che non bastano le parole, né per un vampiro, né per un licantropo, né per un essere umano.
La mia “diversità” non mi è stata posta su un vassoio d’argento. Ho dovuto capire e soprattutto soffrire prima di estrapolare a mio padre le ragioni di tanto dolore.

Scoprii tutto a causa di un malore struggente, come mai mi si era presentato prima.
Parliamo di circa 730 giorni infiniti fa. In termini umani due anni.

Qulla sera la mia crescita s’arrestò, segno evidente che il mio corpo non poteva più cambiare; era gia gracile e provato date le varie trasformazioni che di solito subiva. E gracile non è la giusta cognizione fisica e psicologica per la figlia di Aro. Eppure io ero e sono così. Gracile come un tulipano al vento.

Il dolore surclassava tutto il mio corpo, ed anche la possibilità che avevo di poterlo comandare.
Sudavo,e mentre stringevo i denti imploravo mio padre.
"Restami accanto. Sei l’unica certezza che ho…"
Le parole si spezzarono contro la sua pelle dura e fredda come il marmo. Nessuno poteva toccare la sua anima-ammesso che ne avesse una, ma le mie parole avevano sfiorato qualcosa. Chissà cosa.
La Luna piena, così bella e velenosa, illuminava il suo volto preoccupato.
La sua mano tesa, stringeva forte la mia.

"Non lasciarmi", supplicavo.
Avevo paura, e forse anche Lui. Ha perso la donna che amava, e non avrebbe mai voluto perdere me.
Frutto del suo amore passato, e di un ricordo che costantemente ritornava.
Fu in quei momenti di panico che mi promise di raccontarmi tutto. Perchè ero così diversa da lui.
Perché ero così tanto odiata dagli altri vampiri.
Dopodichè non riuscii più a controbattere.
La mia schiena si piegò, i denti s’allungarono, i miei capelli si tesero fino a trasformarsi in un folto mantello. Il pelo era irto e ruvido più del solito.
Il cattivo odore infastidiva mio padre. Ma non reagiva, e guardava inerme i miei occhi.
Il mio corpo poteva mutare, ma lo sguardo no.
"La mia bambina…"  mormorò sottovoce.

Ma l’stinto mi chiamò.
Alla Luna piena ululai. E girovagai tutta la notte. In cerca di tranquillità, in cerca di me.
Chi ero io? E perchè dovevo subire passivamente una trasformazione così dolorosa?
Non trovai mai una risposta. Ma quella notte, più di tutte le altre, odiai il mondo.
Rimproveravo la Luna come fosse mia madre.

"Mamma, perché mi hai creata così? Perchè non hai voluto assicurarmi un futuro migliore?"
E mentre il dolore mi logorava, mi sentivo un “mostro” più di quanto un vampiro stesso possa sentirsi…
Ero vittima di una rabbiosa caccia. Anzi, cercavo la mia vittima.
Una creatura innocente sarebbe diventata il mio pasto.
Ed è in questi momenti che avrei voluto essere umana.
Ẻ quasi come se “l’umanità” fosse la corda tesa tra l’essenza di un non morto e di un figlio della notte. L'’intermezzo perfetto, che in momenti come quelli, invidiavo da morire.

Se non potevo essere un vampiro puro o un vero e proprio licantropo, perché non desiderare la fragilità, l’ingenuità, e la mortalità degli umani?Avrei almeno goduto di quella piccola e breve vita. Spaventata da tutto e da tutti, ma almeno felice.
E mentre freneticamente correvo, la Luna si spostava con me.
La luminosa ombra che non amai mai. Da qualsiasi punto guardassi il cielo, Lei c’era.
Segno indelebile della frustrazione che dovevo subire.
Sempre più forte correvo. Conscia della pessima vita che conducevo .
Presto il folto pelo sarebbe sparito, per lasciare spazio ad una pelle “lunare”. Ruvida, luminosa, fredda..e bianca.
Lacrimai tutta la notte alla mia solitudine, ricordandomi i momenti felici condivisi con l'unico vampiro che abbia mai amato.