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Fan Fiction : "Il Diario di Asia" (spoiler)

Autore : Lady Violet

- Capitolo TRE -



Quella notte desiderai vagare per sempre nel nulla. Pensai che forse le sembianze da lupo fossero le più adatte per me.
Potevo correre freneticamente, lasciandomi sfiorare dal vento e dalla libertà. Con quella forma niente e nessuno poteva giudicarmi.
All'alba quel pensiero mi abbandonò per lasciare spazio a ciò che ero. Ovvero Asia, la figlia di Aro.
A differenza dei vampiri il mio corpo non aveva trovato una sua stabilità. La trasformazione era un tassello fondamentale della mia natura.
Quell'anello che mi rendeva così diversa, così odiata.
Tra l'altro non potevo neppure dominarla.
La mutazione non dipendeva dal mio stato d'animo, come accade per alcuni dei licantropi, ma solo ed esclusivamente dalle notti di Luna piena.
Quando ero poco più che una bambina, credevo che la mia vita fosse come quella di tutti.
La mia era una vera e propria convinzione, che m'induceva ad immaginare che il mio mostruoso dolore appartenesse anche agli altri.
Di notte, quando scorgevo la Luna, avevo paura. Tremavo come una foglia al vento.
Le mie coperte si trasformavano in un mantello. Coprendomi il volto fin sopra al naso credevo che nessuno potesse distruggere quell'angolo di paradiso.
Ma arrivò il giorno in cui capii che la mia era solo fervida immaginazione, e lo scoriiì nel modo più meschino e freddo possibile.
Di tanto in tanto amavo ammirare il mondo dalla mia amata torre. Capirete che per me il mondo iniziava nel castello dei Volturi e terminava nelle stesse cinta di Volterra.
Odiavo trascorrere i miei giorni in solitudine, e sapevo che almeno in questo la mia vita era differente da quella dagli altri bambini.
La mia vista poteva amplificarsi sia verso una traiettoria orizzontale, che una verticale, motivo per il quale potevo spiare gli altri nel modo più naturale possibile.
"I tuoi non sono semplici occhi Asia. Il tuo è uno sguardo che abbraccia il mondo, tale da poter cogliere le sfumature di tutto ciò che ti circonda. Come un pittore che conosce la sua tela, tu conosci i meccanisimi della natura. Qualsiasi vampiro amerebbe questa tua dote, sopratutto perchè cara mia, non solo puoi ammirare i particolari, ma puoi cogliere cosa ci sia oltre.Il tuo sguardo si snoda per quasi 600 kilometri Asia. Sai cosa vuol dire? Vuol dire che se tu fossi in cima al mondo potresti ammirare uno spettacolo che l'intera razza umana invidierebbe. E tutto ciò perchè, come licantropo, devi avere un'ampia visuale, per poter avvertire i pericoli ed intravedere la strada durante la corsa..."
Mi spiegò un giorno mio padre.
Ma io di straordinario in tutto ciò, non captavo nulla. Per me era normale vedere in quel modo, e odiavo immaginare che la mia posizione potesse suscitare invidia.
Impiegai del tempo prima di capire che tale individia nasceva dall'esigenza di staccarsi da ciò che era diverso.
E nel mondo in cui crescevo non erano certo gli altri ad essere diversi. Ma Io.
In una delle tante mattinate da scrutatrice m'innamorai della vita di una dolce bambina.
Dalla mia torre, che col tempo soprannominai "Paradiso Infernale", potevo spiare tutto ciò che la riguardava.
La mia vista era così sviluppata che potevo persino addentrarmi nella sua umile casa.
Ogni mattina Clelia si recava a scuola con i suoi compagni. Quando era assente io m'immergevo in travagliate esecuzioni al pianoforte.
Non mi sono mai state impartite lezioni. Ero un talento naturale. Così come un bambino sorride per un regalo dei genitori, io sorridevo al suono della musica.
Al tramonto Clelia adorava giocare nel suo cortile con due sue amiche, Sabry e Tamara.
Quante volte ho sognato d'essere la quarta bambina di quel trio.
Quante volte ho avvertito la mancanza di Clelia.
Nei giorni in cui non la vedevo, mi preoccupavo.
Avrei voluto esser la sua migliore amica. E sapevo d'avere tutti i requisiti per esserlo.
Sarei stata un amica speciale. Me lo sentivo.
I giorni scorrevano fluidi tra le dolci mani di quella bambina , ma erano così ruvidi ed ispidi tra le mie fredde mani.
Fui tentata più volte di precipitarmi nel suo cortile con fascino e mistero. Ma altrettante volte ebbi paura.
Forse preferivo gustarmi una vita estranea quasi come se fosse un film.
Ero consapevole di esser lontana da quella vita così semplice. Eppure così serena e vera. Così bella.
Una sera, una di quelle fredde e malinconiche, Clelia non si sentì molto bene.
Gli umani sono così deboli.Tendono ad ammalarsi con la stessa frequenza della morte di un onda del mare.
La sua pelle morbida diventò rossa come il fuoco. E quella piccola stanza divenne un covo d'amore e di attenzioni.
"E' solo febbre tesoro.." disse una donna, minuta, dai capelli nero corvino, gli occhi di ghiaccio e la pelle bianca. Bianca quasi quanto la mia.
Quella donna era così elegnate che volli memorizzare i suoi gesti. Il modo in cui spostava la sua fluente chioma nera verso la spalla sinistra, il modo in cui si chinava su Clelia per baciarle la fronte, restarono impresse in me come circatrici sulla pelle.
Non avevo mai assistito a tanta grazia, nonostante i vampiri ne avessero da vedere.
Quella donna così bella, era la sua mamma.
Corsi nel mio letto, e mi accovacciai sotto le calde coperte. Piansi tutta la notte, pensando che ciò che più mi mancava era una mamma.
Non riuscii a cancellare l'immagine di quella bellissima donna dalla mia mente per molto tempo. Nei miei sogni m'illusi che potesse esser mia madre.
Quella notte capiiì che forse non desideravo Clelia come amica. Ma desideravo la sua vita. Il che era completamnete diverso.