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Fan Fiction : "BH" (spoiler)


Autore : Spirin


-Capitolo NOVE-



La casa, al mio ritorno, m’attendeva silenziosa.

Non un sussurro, un respiro fendevano l’aria mesta. Solo all’esterno la quiete veniva brutalmente spezzata.

La pioggia aveva cominciato a tormentare incessante le finestre. Il vento agitava gli alberi furioso.

Il mio dipinto: la mia casa come il mio viso restava quieta, immobile, immutabile; i miei pensieri, come la natura, s’agitavano devastanti, confusi e furiosi.

Brevi attimi di calma interrotti da scrosci d’ira improvvisi.

Natura vampira. Così instabile, così lunatica, lesta all’ira e alle passioni, lenta alla ragione a me tanto cara.

Trovai conforto tra le braccia della chiara, dolce e fresca acqua, appena tiepida al mio contatto. Scivolava rapida su di me in rivoli che, timidi, si degnavano appena di sfiorare il mio profilo: il viso regolare, gli occhi chiusi, le labbra sbilanciate.

La furia dentro me s’era placata, un’altra volta.

Ero pervasa da un’altalena di sensazioni che ad ondate fluivano; mi lasciavano per poi tornare con indomita violenza.

Mi vestii con le prime cose che trovai davanti.
Una gonna panna svasata sotto il ginocchio, una camicia di seta blu, la giacca di pelle chiara, le scarpe tacco sette.
Che ci facevano questi vestiti sopra il mio letto?

Probabilmente Alice. Ricordai.

Non mi sovvenne il pensiero che la taglia era la mia. Finché non li raggiunsi nell’altro appartamento.

“AUGURI!” Trillò una voce acuta e gioiosa appena mi affacciai nel loro ingresso. Mi guardai confusa attorno. Poi vidi il tavolo di cristallo carico di regali. Osservai gelata per un lungo istante i loro volti.
Edward chiaramente imbarazzato e Alice radiosa, nemmeno Jane con la sua espressione sprezzante aveva potuto sminuire la sua felicità, e la sua verve organizzativa.

Jasper sembrava indeciso. Probabilmente aspettava una mia reazione prima di potersi rilassare.

M’irritai, ma presto l’irritazione lasciò il posto all’amore.
Stavolta il trucco gli era riuscito, manipolatore d’un vampiro!

Poi precisai con un sorrisetto saccente “Sono vampira, non compio più gli anni!”

“Sei vampira da un anno, oggi!” Ribatté compiaciuta Alice. “E poi per i tuoi genitori compi ancora gli anni. E visto che ti hanno mandato i loro regali, e che tanto comunque li avresti ricevuti, perché non aggiungere di nostri e festeggiare un po’?”

Mi guardò, con i suoi meravigliosi occhi liquidi. E con voce sinuosa e supplice mormorò “Ti ho mai chiesto nulla?”

Mentiva, e lo sapeva. Mi aveva organizzato mille feste a tradimento. Non ultimo il mio matrimonio.

Ma come dire no ad una richiesta così deliziosamente inoltrata?


Raggiunsi il tavolo dove riposavano sornioni i miei regali, chiedendomi ancora perché si ostinassero a festeggiarmi.
Probabilmente perché sanno che odio i festeggiamenti. Pensai. Sono ironicamente sadici!

Li osservai nelle loro carte scintillanti, nei loro biglietti autografati.

Buon Compleanno.

Già.

Avevo il vago sospetto che io, di compleanni, ne avrei sentito parlare ancora.

Scartai i doni. Consolandomi al pensiero che almeno, questa volta, non mi sarei potuta tagliare.

Charlie e Renée mi avevano regalato un bel cappotto con guanti e sciarpa. Mi fece sorridere il pensiero che potessero preoccuparsi del fatto che io potessi sentire freddo. Magari ammalarmi.

Non tanto per Renée, ma Charlie, pensavo ormai avesse vagamente intuito che la mia condizione era diventata, come dire, più resistente. Sospirai.
Probabilmente sta cercando di rimuovere.

Alice e Jasper mi aveva regalato il completo che indossavo.

Rosalie ed Emmet avevano girato un video con Renesmée: cantavano tanti auguri. Erano passati solo due giorni ma lei mi mancava. Come un vuoto costante che non riusciva ad essere riempito.

Edward aveva fatto dipingere un quadro con la nostra famiglia al completo, da aggiungere alla collezione della casa. Un pensiero antico, qualcosa di imperituro, come noi.

Carlisle ed Esme, mi avevano donato il regalo più bello. Un nastrino da legare al collo, con lo stemma della famiglia. Identico in tutto e per tutto a quello che portava Alice.

Mi commossi. Se avessi potuto versare lacrime sarebbero uscite calde a fiumi.

Cara Esme, caro Carlisle.

Li avrei chiamati appena avessi potuto. E quel pensiero mi ricordò l’urgenza.

Ringraziai, misi da parte i regali, e poi sciogliendomi dai loro abbracci parlai.

“Per lei” dissi indicando Jane con il mento “ ho trovato una soluzione.”

Attesero in silenzio che parlassi. “Gruppo sanguigno zero. Come per la gravidanza. Dovremo chiedere a Carlisle.”

“Ma ce ne vorrà molto.” Obiettò Edward interessato.

“Meno che per la gravidanza”. Risposi. “Solo un paio di sacche due volte la settimana”

“Si può andare.” Concordò. E si lanciò sul telefono. “Voi andate all’università. Io oggi non verrò, dovrò spiegare la questione a Carlisle. Probabilmente verrà di persona. E poi dobbiamo decidere cosa sarà di lei.” Disse indicando l’ospite. “Non può di certo frequentare i corsi. Non è iscritta.”

“D’accordo” risposi lasciando in sospeso la questione. Un altro dilemma da risolvere, un’altra cosa a cui pensare.

Il buonumore di Alice non venne intaccato per quel giorno, né dall’affaire Jane, né dall’acquazzone che rovinò irrimediabilmente la sua bella giacca di camoscio. Era felice, era felice Jasper, di conseguenza lo ero anch’io, forse in modo meno spontaneo, ma infondo la giornata era iniziata bene.

In facoltà non trovai ombra di Etienne, e la cosa quasi mi dispiacque.

Forse volevo sentire un po’ del suo profumo. Magari sarebbe stato la torta che non avevo avuto.

Pensieri pericolosi, Bella! Attenta! Mi dissi.

Incontrammo invece Will che si avvicinò festosa.
Jazz diventò cinereo, più del normale, ed arretrò di un passo. Gli occhi tempestosi, virarono dall’ambra al pece. Alice s’irrigidì, sfoderando un amabile e falsissimo sorriso disse “Bella, per noi è tardi, perderemo la lezione.” E accompagnò le parole con un impercettibile cenno d’intesa. Afferrai al volo.

“Ci vediamo a pranzo.” Ironizzai strizzando l’occhio a Jazz.

Mi fulminò con lo sguardo, e con Alice che lo tirava trattenendo a stento le risate, scomparve alla mia vista.

Mi voltai verso Will.

“Allora, come va oggi?”

“Lascia stare” Straripò la mia deliziosa interlocutrice. “Ieri era il mio compleanno, sono andata con degli amici in un pub dove abbiamo esagerato un po’. Dopo due bicchieri di champange, e altri di non so cos’altro, mi sono ritrovata sopra i tavoli con un tanga rosa infilato su pantaloni a ballare sculettando una canzoncina di un gruppo anni novanta: i Back Street Boys! Un delirio. Ora ho un mal di testa atroce.” Terminò il discorso in un sussurro.

“Ah,” dissi “sei nata il dodici settembre!”

“Si!” Mi rispose biascicando un po’

“Non me l’hai detto ieri.” La guardai sorpresa.

“E’ che ho sempre tante di quelle cose da dire che a volte mi perdo. E poi ero troppo imbarazzata per Etienne. E… per tutto il resto.” Disse l’ultima frase abbassando lo sguardo ed accendendosi come un lampione.

“Non ti preoccupare.” Questa ragazza era magica. Aveva il potere di rilassarmi e di farmi scordare tutti i miei guai.

“Sai”, aggiunsi “ Oggi è il mio di compleanno!”.

Infondo era una mezza verità. E poi visto che tanto, ormai, l’avevo festeggiato, dirlo non mi cambiava molto.

“Cavoli, tu sei nata il tredici…e io il dodici! Dobbiamo festeggiare!”

“No, Will” Scossi la testa mentre ci incamminavamo per andare a lezione “Io ho già dato. E mi sembra anche tu!”

Dissi ridendo.

“Eh, già!” Sospirò buttando fuori l’aria in un colpo solo.